Paternonuova: Il Sito di Tutti i Paternesi
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Di Admin (del 25/03/2014 @ 09:33:34, in Generale, linkato 20 volte)
 
Di Admin (del 18/03/2014 @ 12:48:21, in Cronaca, linkato 10 volte)
In merito a l'abolizione delle "provincie" dopo il chiarimento del Sindaco di Paterno' Mauro Mangano Livesicilia rettifica : http://catania.livesicilia.it/2014/03/17/citta-metropolitana-di-catania-e-scattata-la-rivolta-delle-aci_285286/
 
Di Admin (del 17/03/2014 @ 17:19:13, in Cronaca, linkato 13 volte)
Sapevamo che l'abolizione delle "provincie" non avrebbe risolto il problema inserendo consorzi o distretti. Ed allora anziche' abolire le provincie ecco che, come sostenevamo, saranno i comuni a scomparire! E quindi Ogni sindaco avra' la responsabilita',se questo avvenisse, di scegliere bene se caratterizzarsi all'interno di un distretto/consorzio o fare parte di una area metropolitana. Non e' sicuramente una questione da sottovalutare. Belpasso ( Carlo Caputo ) assieme ad ad alcuni paesi Simetini sembrebbe orientata per "Consorzio del Simeto" e Paterno' ( Mauro Mangano) Citta' Simetina per eccellenza sembrerebbe orientata per entrare a far parte della area metropolitana di Catania... Se e' veramente cosi' allora trattasi di una questione veramente delicata per i nostri sindaci e soprattutto per le nostre comunita'... nell'articolo di LiveSicilia alcune reazione da parte dei comuni: http://catania.livesicilia.it/2014/03/17/citta-metropolitana-di-catania-e-scattata-la-rivolta-delle-aci_285286/
 
Di Admin (del 17/03/2014 @ 12:13:57, in Arte&Cultura, linkato 14 volte)

 

“Quì, da noi un tearante, quantunque  drammaturgo, è considerato a priori un non scrittore. Conseguenza di questa ideologia balzana è che il nostro paese non ha una editoria teatrale, non si legge teatro, si considera il testo qualcosa di monco, di vassallo, bisognoso quantomeno d’allestimeto per avere un senso. A Londra, per esempio, non di rado capita di vedere leggere testi teatrali anche in metropolitana: non solo il sempre verde Oscar Wild, ma anche i contemporanei..                         
(Franco Cordelli-Prefazione a Mistero Buffo di Dario Fo-Corriere della sera)”

Il sipario è chiuso, gli spettatori, solo e rigorosamente uomini, mancano chissà perché le donne, arrivano alla spicciolata, con la busta piena di noccioline, calia e fave abbrustolite, per seguire la nuova puntata della storia di Carlo magno e dei suoi paladini; sanno a memoria le vicende di Orlando e Rinaldo, i tradimenti di Gano di Magonza, cognato di Carlo, fondatore del sacro romano impero.  

Dietro il sipario, il puparo, a sua volta “pupo a due corde”, come Pirandello fa dire a Ciampa nel Berretto a sonagli,  controlla  i suoi pupi, che poi sono, sotto certi aspetti, anche figli suoi; di ognuno  conosce il nome, il soprannome, le relazioni parentali come anche le virtù i difetti: Carlo Magno è l’imperatore, Orlando è il capo dei Paladini, Rinaldo è suo cugino, Bradamante è sorella di Rinaldo, cugina di Orlando, Angelica è la donna che fa impazzire Orlando …
Stiamo parlando di  “pupi”, di quelli ad una  sola corda, di quelli fatti di legno, rivestiti di corazza, che molti chiamano marionette.

Fa caldo. Il teatro all’aperto funziona in un grande cortile circondato da rosse pareti di mattoni che innalzano verso l’alto le case  di modesti contadini, piccoli artigiani; manca qualche ora allo spettacolo e c’è sempre, per il Mastro puparo, qualche rammento da fare allo sgargiante mantello di un paladino, qualche chiodino da fissare all’armatura e quant’altro è necessario  perché ogni pupo sia  pronto a fare la propria parte  per la puntata della sera; c’è qualche pupo steso  in qualche angolo del retroscena, altri sono appesi ed allineati su uno spesso filo di ferro tenuto ai lati da due grosse aste di legno; gli occhi fissi, perché guardano solo alla libertà, sgranati, sono il loro unico  strumento di comunicazione, lo specchio dei loro problemi, come anche la manifestazione riassuntiva della loro storia: le botte subite in battaglia, qualche tarlo che sotto sotto corrode il legno che ospita la loro anima di pupi


Tutti abbiamo dei problemi, sono la prova dell’esistenza umana; viviamo, afferma K. Popper, in quanto affrontiamo dei problemi.   Anche i pupi.  Il vero grosso problema che ogni pupo, a prescindere se sia il nobile Oliviero o l’ultimo soldato saraceno, non riesce a rislvere è quel tondo filo di ferro, conficcatogli in testa dall’abile artigiano., spettè amato.
 Il mal di testa è la malattia incurabile del pupo, il ferro che lo tiene legato al puparo ne è la causa,  apparente.

A volere essere più precisi, ci sarebbe da chiedersi se la vera causa della cefalea sia il filo di ferro o, piuttosto, la mancanza di libertà dovuta al legame ombelicale con il puparo, anche lui pupo, ma dalle tante nature “ che non s’accontenta di essere pupo per volontà divina”.
Il puparo muove i pupi a suo piacimento, è arbitro del loro destino, decide la loro sorte: vivere o morire, ridere o piangere, vincere o perdere, amare o non amare, comandare oppure ubbidire….
A lungo andare, i pupi, quelli dell’Opra de’ pupi, nel loro piccolo, come le formiche, s’incazzano e quando il puparo non c’è, tengono Parlamento e dopo un lungo dibattito decidono di fare la Rivoluzione: non vogliono diventare professori, deputati, ministri, né tantomeno re!
Vogliono, i pupi, solamente provare a “prendersi il gusto”della libertà,  raccontando, cantando, la storia di Carlo Magno, tratta dalla Chanson de Roland e mediata da Ludovico Ariosto, dal loro punto di vista, a modo loro, come la sentono dentro la loro anima nascosta nel guscio di legno, con  parole, trame e  tonalità musicali del popolo del quale assumono la rappresentanza reale.
L’operazione è complessa e, per essere dispiegata, dicono i pupi nel loro Parlamento, ha bisogno di chi, di solito, canta al popolo le storie: il Cantastorie. A cui suggeriscono, infondono parole, e note perché racconti al pubblico “la loro storia” di Orlando! …Vogliono, in altri termini, anche loro diventare pupari, in questo caso del  cantastorie.
E’ il caso di sottolineare che nella storia cavaalleresca i pupi usano la lingua italiana; ciò per alimentare l’unita linguistica del Paese, mentre i cantastorie usano il dialetto siciliano. Nell’Orlando pazzu i pupi e il cantastorie parlano, non  a caso, la stessa lingua: il siciliano di Paternò dove Mancuso valorizza parole, proverbi, metafore, modi di dire, allegorie, copiosamente pescate nella citta dell’aqua: Paternò, la sua città natale. Ancora. L’innamoramento, la gelosia, il destino, le misture,la ricerca della verità,la difesa della civiltà cristiana sono i temi sono i problemi dell’uomo di ogni tempo e, in quanto problemi, costituiscono la trama dell’Orlando di Mancuso

 Definita l’intesa, concluso il Parlamento, scomparsa la cefalea, la testa dei Pupi diventa un rigoglìo di libere idee.

”Pupi e Pupari. I” Pupi” hanno spesso dato voce al più profondo sentire delle persone umili, degli oppressi, specialmente nel loro rapporto con chi ha rappresentato il potere.
Non sempre.
E’ tempo ormai di lasciare la condizione di PUPI e vestire i panni di PUPARI per essere protagonisti costruttori  del proprio futuro.”
I pupi, che s’accontentano di essere nati tali, ad “una corda” per volontà divina, “s’imparadisano”con il pubblico che, frattanto, ha riempito il loro teatro, quello dell’opra de’ pupi, ed è  in attesa di “L’Orlando pazzu”, commedia musicale in tre atti, parle e musiche di Turi Mancuso

Nino Tomasello

 
Di Admin (del 25/02/2014 @ 08:57:33, in Arte&Cultura, linkato 44 volte)
BUON CARNALIVARI!
In questo periodo gli antichi romani festeggiavano i Saturnalia durante le quali i contadini celebravano i riti per la fertilità della terra. In questo periodo venivano annullate le differenze tra le classi sociali e tutto, o quasi.., era lecito. 
Sinanco le matrone moralmente più rigorose venivano meno a certi principi… “una volta all’anno era lecito trasgredire!
E’ Carnevale, festa pagana per eccellenza! 
Poi venne il Cristianesimo con il suo calendario, con la sua Epifania che, in attesa della Pasqua, mette fine alle feste natalizie. 
A Gennaio, febbraio, a marzo è tempo di coriandoli, stelle filanti, carri allegorici, scherzi, di allegria! 
E’ Carnevale. 
La sua data è mobile, perché è legata al giorno in cui si celebra la Pasqua Cristiana; la quale è mobile nella data: è rapportata al plenilunio successivo all’equinozio di primavera, il 21 marzo e comunque rapportata alla Pasqua ebraica. 
In teoria comincia da gennaio, ma in ogni caso la fine è sempre fissata al martedì grasso, che precede il mercoledì delle Ceneri, inizio dei quaranta giorni (la Quaresima), prima della Pasqua. 

A Milano, grazie a S. Ambrogio (il primo federalista!), il Carnevale dura una settimana in più! 
La parola "Carnevale" trova origine nel volgare "carne levare", in funzione del momento in cui inizia il digiuno e il cristiano riscopre la sua origine primaria di cenere priva di vita (di Cristo). Torniamo ai coriandoli, alla baldoria, agli scherzi. 
La celebrazione è universale e, per quanto riguarda l’Italia, quello di Venezia è il più simbolico. 
Nella società contadina fata di fatiche e di sofferenze, in quei giorni tutti si lasciavano andare a festeggiamenti sfrenati, ed erano consentiti eccessi di qualsiasi tipo. 
Questo spirito è rimasto inalterato nei secoli: in tutte le regioni d’Italia si assiste a un’esplosione di gioia e di follia, che viene interpretata in maniera più o meno originale dalle diverse città. Carnolivari, dicevano i toscani medievali, Carnalivari,o Carnaluvari diciamo in dialetto siciliano. Intorno alla fine del 1600 il Vescovo di Catania, Bonadies autorizzò da queste parti la libertà di…satira, di scherzi irriverenti nei confronti delle autorità.

Il tempo passava e i nostri artigiani cominciarono a lavorare la carta pesta; e con la cartapesta vennero fuori le maschere; e con le maschere cominciarono le allegorie, cioè le metafore. 
Per qualche mese, in qualche magazzino di periferia artigiani e manovali, guidati da un capomastro cominciarono a pennellare di colla la carta dei giornali per fare il “ carro”.
Altri, adornando di fiori scheletri di soggetti tematici, preparavano le macchine infiorate. 
Gruppi di amici, in costume, organizzavano comunità carnevalesche.
Era, come lo è anche quest’anno, un modo di comunicare messaggi di libertà, commenti sugli eventi più significativi del tempo, ritualità antiche per auspicare, quando soffiano venti di guerra una primavera di pace.
Fino agli anni 80 le Piazze, la strada dritta, sin dal pomeriggio e fino alla mezzanotte, si riempiva di ragazze mascherate, libere, finalmente, di scegliere il ragazzo da corteggiare … o il fidanzato liberamente “ acquisito/requisito” … con il quale ballavano per tutta la serata. 
Tutte le vie della città erano piene di macchine targate Ct, Cl, Tp, Pa,…. E non venivano certo per i carri o le macchine infiorate…. Venivano per ballare!
“ I fidanzati” , il film del grande Ermanno Olmi arricchì, a costo zero…. la sua opera cinematografica registrando a Paternò alcune scene che furono incastonate nel film. (You Tube-I Fidanzati-Paternò) Correvano gli anni settanta dello scorso secolo!
Ancora oggi, in attesa della primavera del terzo millennio, i carri allegorici, le macchine impreziosite di fiori, i gruppi in maschera, sfilano, tra le ali di folla per le vie della città.
Scrivemmo queste note alcuni anni fa! Ma questa è un’altra storia! 
…..

Capisco che le Casse del Comune sono vuote …. e non è questa la sede individuarne le responsabilità …. Capisco ancora tante altre cose sulle quali non è il caso di perdere tempo…
Epperò, grazie a Dio, i bambini ci sono ancora e anche per alcuni giorni una sfilata poteva essere organizzata dal Comune di Paternò!

Buon Carnalivari!
Nino Tomasello
 
Di nino tomasello (del 30/12/2013 @ 14:09:21, in Arte&Cultura, linkato 61 volte)

L’ASSOCIAZIONE MUSICALE CULTURALE

CORO POLIFONICO STURM UND DRANG E

ORCHESTRA DA CAMERA L’ESTRO ARMONICO

In collaborazione con il comune di Paternò

Si pregia  invitare la S. V. al

 

XXIV Concerto dell’Epifania

Graziella Reina, soprano

Giuseppe Distefano, tenore

  

Coro di voci bianche Angelica Vox

Coro Polifonico Sturm und Drang

 Orchestra da Camera l’Estro Armonico

  Salvatore Coniglio, direttore

 Lunedì 6 Gennaio 2014 ore 20:30

Chiesa Santa Barbara – Paternò


Ingresso gratuito

 
Di nino tomasello (del 30/12/2013 @ 14:05:09, in Generale, linkato 47 volte)
 
Di Admin (del 15/11/2013 @ 09:45:13, in Arte&Cultura, linkato 56 volte)
 
Di Admin (del 11/11/2013 @ 14:55:54, in Eventi ed annunci, linkato 60 volte)

 …. Enea ed Ulisse, il primo per  esplorare il futuro, il secondo per tornare a  Itaca!

 

Luca Parmitano, cittadino della Valle del Simeto,  sei la sintesi dell’uomo: parte verso il futuro e ritorna a casa!

Bentornato!

 

                                Paternò 28 maggio 2013  

 

                                                                              Paternò 11 novembre 2013

 
Di Admin (del 24/10/2013 @ 09:51:27, in Diario Simetino, linkato 70 volte)

Nino Tomasello - Diario simetino – Estratto- Documenti – Verbale del Consiglio comunale di Paternò dell’otto gennaro 1896

SULLA

INCHIESTA AMMINISTRATIVA

ORDINATA

DALLA REGIA PREFETTURA DI CATANIA

CONTRO

L’AMMINISTRAZIONE MUNICIPALE

DI PATERNO’  

 

VERBALE DI DELIBERAZIONE DEL CONSIGLIO COMUNALE

(Tornata 8 gennaro 1896)

 

AL PAESE
Era stato mio desiderio che la discussione consiliare sull’inchiesta amministrativa
orinata alla Prefettura si fosse fatta a porte aperte, perché il pubblico avesse
conosciuto a che cosa si riducevano le famose accuse i cui tanto si era parlato.
Ma poiché per ragioni i legalità, fu necessario tenere quella seduta a porte chiuse, ho
creduto bene richiedere copia del verbale pubblicarlo integralmente, onde l’intero
paese possa dar giudizio, sulla natura delle accuse, fatte contro l’Amministrazione da
me preseduta.
Ecco il solo scopo della presente pubblicazione.
Paternò 8 febbraio 1896
FRANCESCO INDELICATO

VERBALE DI DELIBERAZIONE
DEL
CONSIGLIO COMUNALE


L’anno 1896, il giorno otto del mese di gennaio in Paternò.
Il Consiglio comunale, dietro apposito invito del Sindaco Presidente, si è
riunito in seduta straorinaria i prima convocazione e nella sala di sue
ordinarie sedute, con intervento dei Consiglieri signori:
1.Spina ingegnere Salvatore -2. Strano Salvatore-3. Pulvirenti Pietro
Paolo -4. Caponnetto Antonino – 5.Ciancio Francesco - 6. Freni Francesco -
7.Signorelli Luigi - 8. Girgenti Vincenzo – 9.Bisicchia Francesco – 10. Truglio
Vincenzo - 11. Orto Ricceri Francesco - 12. Vacca Mario – 13. Raspagliesi
Gaetano – 14. Avola Giuseppe – 15. Lojacono Angelo – 16. Castro
Sebastiano -17.Aiello Gaetano -18. Russo Caliò Luigi – 19.Moncada Carmelo
– 20. Bonaventura Salvatore – 21 Milazzo Francesco – 22. Gaudio
Francesco – 23. Indelicato Francesco - 24 Oliveri Concetto -25 Ciancio
Filippo – 26. Sparpaglia Francesco -27 Condorelli Matteo – 28. Cutore
Giuseppe – 29. Russo Antotnino
Presiede il Sindaco sig Oliveri Avv. Concetto
Assiste il segretario sig Avv. Giuseppe Coniglio. E’ presente quale
delegato del Prefetto della provincia il cav. Tindo Consigliere di prefettura, il
quale interviene ai termini dell’art. 105 ella legge comunale e provinciale.
Il Sindaco trovato legale il numero dei presenti, dichiara aperta la
seduta e annunzia che l’ordine del giorno porta:
” Comunicazione della R. Prefettura sulla inchiesta fatta dal Commissario del
Prefetto Sig Solìto, e provvidenti relativi.”
Il Sindaco ordina la chiusura delle porte della sala consiliare, dovendosi
discutere di persone. Il Consigliere Indelicato propone invece che la seduta
abbia luogo a porte aperte.
Il Consigliere i Prefettura delegato dal sig. Prefetto, osserva che la
discussione dovendo indubbiamente riguardare la responsabilità di parecchie
persone, egli senza influire sulle risoluzioni del Consiglio, deve però
dichiarare che ove la seduta si tenesse a porte aperte, dovrebbe ritirarsi non
potendo assistere ad una deliberazione di cui poi come consigliere di
prefettura dovrebbe proporre l’annullamento.

Nessun consigliere insistendo sull’apertura delle porte, il Consiglio
continua la seduta a porte chiuse. E il Sindaco dà lettura della seguente
comunicazione ricevuta al Sig.Prefetto di Catania:
“Catania 23 dicembre 1985
“ Dall’inchiesta eseguita dal sig. Solìto Rosario presso cotesto municipio
sono risultati a carico di cotesta Amministrazione i seguenti fatti:
1 Sul servizio della pubblica illuminazione tenuta in economia dal comune,
non furono anno per anno compilati i relativi conti, e solo il 6 agosto 1895, in
seguito a reclami la Giunta formulava ed approvava in una sola volta tutti i
conti dal 1892 al luglio 1895, in base a una relazione di una guardia
comunale analfabeta, notando che i membri della giunta approvavano conti di
un’epoca in cui taluni non avevano neanche la carica di Consigliere.
2 Che la guardia municipale Carmelo Brasile col fondo dell’illuminazione
provvedesse a spese d’indole puramente facoltativa, erogando non solo il
fondo in bilancio, ma altresì quello che si ricavava dalla vendita degli oggetti
fuori uso, dalle casse di petrolio vuote dal prodotto della spazzatura delle vie,
per le quali entrate non previste la Giunta omise di deliberare ai sensi dell’art.
152 della legge comunale. Infatti le spese per festivals, per la fiera i
settembre, l’acquisto di branche di ghisa con relativi globi etc., tutte spese
facoltative furono fatte con detto fondo, contrariamente alla legge, specie poi
per cotesto comune oberato di debiti e con eccedenza di sovraimposta.
Queste gravi irregolarità non avrebbero dovuto sfuggire alla Giunta ed al
Sindaco, che nonostante figuri il prestanome Brasile, sono i veri responsabili.
3 Sul conto 1982.- Esaminate le fatture a corredo dei conti presentati alla
Giunta, ed messe in rapporto con un estratto dei libri commerciali della ditta
Marano, fornitrice del petrolio, risultano delle discrepanze. Difatti la bolletta
del dazio consumo in data 20 marzo 1892 segnata 4 bis, messa a corredo
della fattura n 4 per n.15 casse petrolio, non ha riscontro nel conto Marano.
E poiché il nome del Brasile venne sostituito ad altro che vi fu cancellato,
potrebbe arguirsi che le 15 casse petrolio non avessero servito al Comune.
La fattura del 13 maggio di casse 14 petrolio ha riscontro nel conto Marano
per sole 10 casse. Sembra che 4 casse siano state sottratte. E di vero
esaminando le due bollette 5 e 5 bis del dazio che vi sono allegate, si rileva
che quella n.5 non era intestata al Brasile, ma a certo Guglielmino, il quale
nome vi è cancellato e sostituito il primo, ma di scrittura differente. E che le 4

casse non appartenessero al Comune lo proverebbe il fatto i essersi rilasciate
due bollette con nomi differenti alla stessa ora 6, 30 del mattino del
medesimo giorno 13 maggio, mentre se realmente il proprietario delle 14
casse di petrolio fosse stato il solo Municipio, non c’era bisogno di sdaziarlo
in due volte alla stessa ora.
4 Notasi la mancanza di un regolare conti carico e scarico di tutti gli
accessori per i due servizi dello spazzamento e della illuminazione, e quindi
come sia giustificata la spesa, l’impiego degli accessori, la rimanenza in
magazzino.
5 Nei conti figurano L.2.664,50 l’anno per il salario di L.1,35 al giorno ai due
accenditori; Lire 1,15 a ciascuno i quattro spazzini per tutti i 365 giorni
dell’anno, mentre da dichiarazioni fatte innanzi a testimoni, tanto gli uni che
gli altri ebbero ad assicurare che il salario non veniva loro corrisposto se non
quando lavoravano. Similmente i detti salariati dichiararono che la spesa
degli impermeabili (L.33) fu scontata con ritenute: e quindi o le L. 33 non
dovevano figurare sul passivo dei conti o dovevano anche inscriversi in
entrata, ciò che non fu fatto. Non sono giustificate le spese di L.82,80
nell’anno 1892 e di L.10,25 nel 1893 per spetramento delle strade da
documento alcuno. In proposito sembra che tale spetramento sia stato
eseguito agli stessi spazzini senza alcun altro salario addizionale.
6 Abusivo anticipo i somme al Brasile per il servizio di spazzamento e
illuminazione. Infatti pigliando ad esempio l’anno 1895 si trova che al 1
gennaio a tutto giugno furono anticipate L.5000, mentre, sempre, giusta i
conti, ed ammesso che i salariati siano stati tenuti in servizio e pagati senza
interruzione, al 1 gennajo a tutto giugno la spesa ascendeva a L.1624. Da cui
un fondo di L.376 prelevate in più alla cassa comunale.
7 L’accertamento delle contravvenzioni, illegale, perché violati gli art.176,
177 e 178 della legge comunale. Il ricavato delle contravvenzioni non versato
volta per volta ma lasciato a disposizione dell’Amministrazione; mentre il
prodotto delle contravvenzioni nei mesi giugno, agosto e settembre e fino al 9
ottobre 1985, giorno in cui ebbe principio l’inchiesta, non era stato per anco
versato. Nessuno accertamento i contravvenzione in luglio e fino a metà di
agosto.
8 I diritti di segreteria riscossi senza il prescritto bollettario, che perciò non fu
unito ai conti consuntivi 1893 e 1894 esistenti in prefettura. Quello del 1895
presentava, all’esame del bollettario, un introito di L. 399,10 versate in parte,
cioè sole 234,70.
9 I diritti di macello riscossi senza bollettario risultarono macellati 187 buoi e
vacche, maiali 361 e castrati e pecore 119; a cui applicando la tariffa per
tassa di macellazioni risulterebbe un introito di L. 325,90 versate fino al 9
ottobre in sole L. 232,30 e quindi un ammanco di L.93,60.
10 Servizio di tesoreria affidato a un impiegato senza cauzione, mentre per
l’art 149 ella legge comunale, articolo 32 del regolamento i contabilità 6 luglio
1890, art. 93 della legge 20 aprile 1871 e relativo regolamento, il servizio di
cassa deve essere fatto, in mancanza del Tesoriere, dall’esattore delle
imposte dirette, né un Comune che eccede come Paternò, la sovraimposta,
può tenere un Tesoriere stipendiato, per cui gli amministratori non potevano
esimersi dall’obbligo di affidare la tesoreria allo esattore delle imposte.
11 Negligenza nelle periodiche verifiche di cassa, poca puntualità e nessun
provvedimento coattivo da parte dell’Amministrazione per richiamare
l’appaltatore del dazio consumo al versamento mensile delle L 9416,66
esponendo il Comune ai danni del mancato versamento a giorno fisso,
presso l’Intendenza di Finanza.
12 Ruoli delle tasse 1894 non attuati, quelli del 1895 incompleti e ammaniti
solo nel novembre di quest’anno mentre il Comune per mancanza i fondi fu
costretto, per far fronte ad un impegno urgente con la ditta Fanelli a ricorrere
a una anticipazione presso la locale esattoria, sottostando al pagamento di
un forte interesse.
13 Mancanza di registri contabili e quindi assenza i qualunque controllo delle
entrate e delle spese.
14 Mancanza dei conti correnti dei debiti comunali, neanche dei più grossi; e
quindi sconoscenza completa della posizione patrimoniale e finanziaria
dell’amministrazione.
15 Esistenza i varie cartelle del prestito Finzi senza verbale di consegna;
omissione di esse nei conti consuntivi.
16 Mancanza di 20 obbligazioni per un valore di L. 10.000 consegnate contro
ricevuta dal Sindaco dell’epoca Battiati, e nessuna pratica eseguita
dall’attuale Amministrazione pel recupero di sì cospicua somma. Sono questi
sommariamente i maggiori rilievi che la SV. Vorrà sottoporre al Consiglio
comunale per le opportune deliberazioni, sia nello scopo i regolarizzare se
pure è possibile, l’Amministrazione, sia per rendere responsabile dei danni
arrecati al Comune coloro che ne furono la causa diretta e indiretta. Il
Consiglio comunale dovrà essere all’uopo convocato entro il termine i 15
giorni, e la S.V. dovrà darmene avviso, affinché possa fare assistere alle
sedute un mio rappresentante ai sensi dell’art.105 delle legge comunale
provinciale.

Il Prefetto Caravaggio

Terminata la lettura, il consigliere Indelicato chiede di parlare, ma il
consigliere Raspagliesi solleva una mozione d ‘ordine, sostenendo che per le
disposizioni dell’art.249 della legge comunale e provinciale le persone che
potrebbero in questa vertenza essere chiamate responsabili, non possono
assistere alla seduta, onde il consigliere Indelicato come ex Sindaco, non
potrebbero avere la parola.
Il Delegato del sig. Prefetto risponde, che trattandosi d’inchiesta
bisogna sentire i discarichi delle persone sulle quali vi sono gli addebiti, ed
egli presenta una busta di documenti che il Consiglio e gli interessati
potrebbero esaminare, perché egli deve riportarli in Prefettura.
Raspagliesi replica che il Consiglio deve replicare sopra documenti, e
che egli per quanto fosse in lui, sentirebbe volentieri lo Indelicato, ma teme
che per la sua presenza la seduta potesse riuscire nulla e che la Prefettura
dovesse quindi dare parere contrario.
Il delegato del sig. Prefetto chiarisce che Indelicato, essendo consigliere ha
diritto di parlare e di dar chiarimenti sulla gestione; dice che la quistione
potrebbe farsi al momento della votazione, se egli cioè potrebbe o no votare,
ma non per la discussione.
Raspagliesi replica che se la vertenza si dovesse considerare come
quistione di rendiconto, allora la seduta avrebbe dovuto tenersi a porte
aperte, ma dal momento che essa è stata iniziata a porte chiuse, egli deve
insistere nella sua mozione, la quale trova appoggio nell’art.49 della legge.
Il cav Tindo delegato del signor Prefetto chiarisce che egli ha espresso
l‘opinione che tutti possono parlare perché tutti sono consiglieri, e crede che il
sig Indelicato possa come amministratore dare chiarimenti sulla quistione;
reputa invece che la qualifica di seduta con interesse personale viene
costituita con la presenza nell’inchiesta dei signori Brasile e Musolino, di cui
si devono discutere i conti presentati.
Raspagliesi dice che egli ha sollevato la pregiudiziale, solo per una questione
di diritto, temendo la illegalità della seduta.
Il Cav. Tindo assicura che la seduta è legale e raccomanda al consiglio
di lasciare le sottigliezze ed entrare addirittura nel merito dell’inchiesta
venendo al concreto.

Il Consigliere Raspagliesi dopo ciò ritira la sua pregiudiziale.
Il consigliere Indelicato, prima di entrare in argomento risponde al
consigliere Raspagliesi, che essendo egli come Sindaco riceveva e non dava
conti, da lui appunto ricevuti, e sulle risultanze dell’inchiesta operata al signor
Solito, egli deve dare le spiegazioni ed i chiarimenti che non da a parola,
ma per iscritto, trattandosi di numeri, di date e di cifre onde legge quanto
appresso:
“ Signori del Consiglio: come a Voi è noto, al 13 novembre 1889 sino
alla fine dell’anno 1990, io fui in questa Amministrazione onorato della qualità
di Assessore anziano e poscia dietro le dimissioni a Sindaco del cav.
Gaspare Battiati, dal gennaio 1891 al 16 settembre 1895, ebbi sempre l’alto
mandato di Sindaco di questa Città.”
Nelle tre elezioni a consigliere comunale fui sempre il primo eletto con
votazione plebiscitaria, ebbi l’unanime suffragio del Consiglio comunale
quando nel novembre del 1889 mi elesse Assessore comunale, eguale sorte
hanno avuto le tre posteriori elezioni a Sindaco del Comune.
Grave è la responsabilità di quell’uomo, chiamato a reggere la cosa
pubblica; seri sono i disturbi di un cittadino che assume quel gravissimo peso
di amministrare un Comune; infiniti sono i dispiaceri che da mane a sera la
carica medesima gli procura. Impossibile poi potere soddisfare le esigenze di
un popolo nelle condizioni miserrime ove trovai il Comune nostro.

La posizione finanziaria del nostro Municipio sulla fine del 1889, epoca
in cui assunsi l’ufficio è a tutti nota, e tutti gli onesti cittadini devono
convenire che il dissesto finanziario in quell’epoca era al colmo. Che le
innumerevoli liti erano la vera piaga del comune, molto più che nessun
documento di difesa potevasi trovare nel nostro archivio, dapoiché tutto era
stato smarrito o sottratto. Gli uscieri andavano e venivano a rilasciare atti
giudiziari, e tanti a non bastare all’Amministrazione e alla difesa il tempo, non
di studiarli, ma di poterli leggere.
Motivo per cui tutte le cause pro e contro il Comune rimanevano
indifese e spesso delle sentenze di condanna contumaciate cadevano sul
municipio. Tale stato di cose aveva spinto tutti a litigare contro il Comune,
sicuri di ottenere vittoria, sia che avessero ragione come che il torto loro
fosse chiaro come la luce del giorno.
La cosa più grave fu quella dell’ingiunzione della Intendenza i Finanza
chiedente L. 50.000 per attrassi di pagamento allo Erario dello Sato pel
soddisfo dell’abbonamento del dazio di consumo arretrato al Governo.
Tale ingiunzione non era come tutte le altre che tutti i giorni
giungevano al Comune, perché lo Stato gode nella specie di un procedimento
esecutivo privilegiato; dapoiché passati i 15 giorni dall’intima senza aver
soddisfatto l’ammontare del debito, il Governo avrebbe riscosso direttamente,
per mezzo della Guardia di Finanza, tutti gli introiti del dazio di consumo, sia
comunale che governativi, dichiarando sciolto l’abbonamento con lo Stato.
Se tale minaccia si fosse compiuta il Comune avrebbe perduto la
cospicua somma di L. 83.000 annue; dapoiché il municipio era allora
abbonato col Governo per L. 70.000 annue ed avea invece subappaltato a
Striglia per L. 153.000. E ciò senza tener conto dei danni ed interessi da
pagare a subappaltatore che avrebbe certo fatta una lite al municipio.
Un tal stato di cose era sufficiente per far fuggire le cento miglia
quell’amministratore che trovavasi a reggere la cosa pubblica, non potendo di
fatto soddisfare le L.50.000 che il Governo chiedeva, perché le
amministrazioni passate avevano incassato le mesate del dazio consumo e
non si davano la premura, né di pagare al Governo la sua tangente, né di
soddisfare alla ditta Fanelli di Napoli le semestralità scadute e le multe a cui il
Comune era stato condannato nella somma di L. 393.385.
Fu il primo quel perfetto gentiluomo del signor Pasquale Cutore Davide
a rinunziare la carica di Sindaco appena prestato il giuramento di rito, saputa
la vera posizione in cui trovavasi il Comune, e poscia il cav Gaspare Battiati
( che anco infermo, nell’interesse del disgraziato Comune si sacrificò per
circa dieci mesi) rinunziava la carica, nel dicembre 1890.


Fu allora che per volontà del Consiglio intero ed animato da tutti,
giovane ancora, assunsi il difficilissimo mandato di Sindaco nella fiducia di
essere aiutato e sorretto da tutti.
Però forse per la lunga durata in ufficio e per gli attriti a cui
inevitabilmente deve andare incontro l’amministrazione della cosa pubblica,
ho dovuto convincermi che era tempo i ritirarmi come ho fatto.
Se non che vedo come l’amministrazione da me presieduta fosse fatta
segno ad accuse , per le quali la Prefettura credette opportuno inviare un
Commissario, onde accertare una serie i circostanze, la di cui apparenza
poteva anche aver l’aria di importare una responsabilità sia amministrativa
che giudiziaria.
L’inchiesta venne eseguita dal sig Solito Rosario delegato dal Prefetto,
e sulle sue conclusioni che oggi vengono all’esame del Consiglio, io sento il
dovere di fornire capo per capo gli opportuni chiarimenti.
L’inchiesta dice:
1 “Sul servizio della pubblica illuminazione tenuta in economia dal
comune, non furono anno per anno compilati i relativi conti, e solo il 6
agosto 1895, in seguito a reclami la Giunta formulava ed approvava in una
sola volta tutti i conti dal 1892 al luglio 1895, in base a una relazione di
una guardia comunale analfabeta, notando che i membri della giunta
approvavano conti i un’epoca in cui taluni non avevano neanche la carica di
Consigliere”.
Ma il Consiglio comunale e la giunta del tempo conoscevano il perché
la guardia Brasile Carmelo non presentava i conti anno per anno, dapoiché in
essi vi erano delle spese non riguardanti la pubblica illuminazione e
spazzamento, le quali erano state consentite verbalmente dal Consiglio tutto,
e nessuno può smentire che l’adesione a fare festivals pubblici era unanime,
sia al Consiglio che alla cittadinanza. Il Brasile quindi non presentava essi
conti, ma li conservava sempre documentati per tutte le eventuali richieste.
E precisamente nel 21 luglio ultimo, atteso ché si passava alle elezioni
generali del Consiglio, volle il Brasile depositare nella segreteria del Comune
i relativi conti documentati ai sensi i legge.

Non fu quindi la Giunta che formulò i conti in base alla relazione della
guardia Brasile, ma fu il Brasile medesimo che presentò i conti, come colui
che era stato incaricato del servizio i illuminazione e spazzamento per
deliberazione della Giunta municipale del dì 18 febbraio 1892 superiormente
vistata.
Un tal provvedimento di tenere in economia il servizio di illuminazione e
spazzamento fu preso scaduto l’appalto pel quale spendeva il Comune Lire
8000 annue, oltre le spese di riparazione al materiale relativo, con n 335
fanali, come risulta alla verifica fatta a 31 dicembre 1891 dall’impiegato di
segreteria D‘Amico Francesco e che il Grasso Carmelo rappresentante
l’appaltatore Guido Nicolino, dichiarava con le lacrime agli occhi, che tale
appalto gli aveva procacciato la rovina della sua famiglia, per la gran perdita
ce aveva riportato.
Ora se il Grasso piangeva per la perdita subita in esso appalto per
l’accensione di n.335 fanali, ognuno deve supporre che non poteva, come il
Grasso ebbe spesso a dichiarare appaltarsi per la medesima somma quel
servizio, tanto più con l’aumento i 100 fanali, mentre da 335, con l’acquisto
delle 100 colonnine di ghisa, il numero dei lampioni si era portato a 435, e
poscia a 450.
Si determinò quindi dall’Amministrazione di tenere i due servizi in
economia per un esperimento.
A proposito del sig Gennaro Gioachino allora consigliere comunale, il
fondo di L.8000 si voleva portare a L. 10000, e a proposta del consigliere
cav. Avv Gaetano de Aiello, si portò a L.9000. La giunta provinciale
amministrativa annullò la consiliare, lasciando in bilancio, all’articolo pubblica
illuminazione e spazzamento della città sole L. 8000, senza le altre spese di
riparazioni, si provvedeva egregiamente al doppio servizio d’illuminazione e
spazzamento e si potevano fare non solo il festivals, pel carnevale, reclamati
da tutta la cittadinanza, ma completare gli apparecchi di illuminazione,
deliberò definitivamente i tenere in economia i servizi sudetti, approvando
implicitamente non solo il sistema di amministrazione del fondo tenuto dal
Brasile, incaricato sin dal principio del servizio, ma si pure quelle altre spese
che tutto il Consiglio e il paese conosceva.
Così avvenne che più tardi, quando si deliberava il regolamento, non solo
non venne revocato il mandato precedentemente affidato al Brasile, ma nel
difetto di qualsiasi osservazione in contrario, il Brasile continuò tacitamente
nell’incarico precedentemente ricevuto. Presentati quindi dal Brasile i conti
della sua gestione sotto la precedente amministrazione, era naturale e giusto,
che questi conti venissero esaminati dalla nuova Giunta, nulla importando
che alcuno dei membri di essa non fosse stato prima consigliere comunale.
Sul capo secondo di accusa, l’inchiesta afferma:
“ Che la guardia municipale Carmelo Brasile col fondo
dell’illuminazione provvedesse a spese d’indole puramente facoltativa,
erogando non solo il fondo in bilancio, ma altresì quello che si ricavava alla
vendita degli oggetti fuori uso, alle casse di petrolio vuote al prodotto
della spazzatura delle vie, per le quali entrate non previste la Giunta
omise di deliberare ai sensi dell’art. 152 della legge comunale. Infatti le
spese per festivals, per la fiera i settembre, l’acquisto di branche di ghisa
con relativi globi etc., tutte spese facoltative furono fatte con detto
fondo, contrariamente alla legge, specie poi per cotesto comune oberato
di debiti e con eccedenza di sovraimposta. Queste gravi irregolarità non
avrebbero dovuto sfuggire alla Giunta ed al Sindaco, che nonostante
figuri il prestanome Brasile, sono i veri responsabili.”
Mi pare superfluo il dovere nuovamente parlare della spesa dei
festivals; dal momento in cui di tal fatto si è parlato in occasione dell’art. 1. Di
essi quindi smaltita la parte morale della spesa, non resta che quella
amministrativa, la quale sarà giudicata dall’autorità competente.
Quanto poi alla compra delle branche di ghisa con relativi globi di
cristallo a completamento delle colonnette, dal Comune acquistate, la loro
spesa rientrava perfettamente nel fondo di illuminazione, e merita plauso chi
senza far mancare il oppio servizio, poté con le stesse somme arricchire il
paese di un ornamento ormai comune anche in paesi inferiori al nostro. Né
occorre dire che questi apparecchi fan parte, con le colonne relative,
dell’inventario dei beni mobili del Comune.
Quanto poi alla musica fatta eseguire dal Brasile nelle sere 6,7,8,
settembre 1894 in occasione del gran concorso di forestieri venuti per la
ricorrenza in quella grandiosa fiera, giova solo osservare essere stata questa
la riproduzione di un’antica consuetudine, per la quale il paese nostro è stato
solito festeggiare quella ricorrenza.
E poiché il Municipio non ha una banda musicale propria, merita plauso
chi poté rendere questo servizio senza aggravare il Comune di altre somme.
Parimenti per la spesa fatta per l’acquisto del siero antifidterico in un
periodo in cui mentre l’epidemia infieriva, e presso i farmacisti locali il
desiderato specifico non si trovava, deve considerarsi come un
provvedimento altamente umanitario, venuto in soccorso dei sofferenti
seccamente poveri, i quali senza di ciò sarebbero morti irrevocabilmente,
come morivano in gran numero prima i quell’invenzione. In ogni modo, la
spesa è giustificata, e se anche poco corretta, resta sempre altamente
lodevole per lo scopo cui era destinata.
Resta infine la parte relativa alla vendita degli oggetti fuori d’uso e del
prodotto della spazzatura, per la quale osservazione occorre rilevare che
precisamente alla parte attiva del bilancio è stata prevista la somma di L.400
per tali entrate le quali prima godendosi dall’appaltatore come aumento delle
somme corrisposte, vennero dal Consiglio comunale aggiunte alle L.8000,
quando si vollero pareggiare le condizioni della spesa, tra l’appalto e
l’economia.
Sul capo terzo l’inchiesta osserva che:
“ Sul conto 1982.- Esaminate le fatture a corredo dei conti
presentati alla Giunta, e messe in rapporto con un estratto dei libri
commerciali della ditta Marano, fornitrice del petrolio, risultano delle
discrepanze. Difatti la bolletta del dazio consumo in data 20 marzo 1892
segnata 4 bis, messa a corredo della fattura n 4 per n.15 casse petrolio,
non ha riscontro nel conto Marano. E poiché il nome del Brasile venne
sostituito ad altro che vi fu cancellato, potrebbe arguirsi che le 15 casse
petrolio non avessero servito al Comune. La fattura del 13 maggio i casse
14 petrolio ha riscontro nel conto Marano per sole 10 casse. Sembra che 4
casse siano state sottratte. E di vero esaminando le due bollette 5 e 5 bis
del dazio che vi sono allegate, si rileva che quella n.5 non era intestata al
Brasile, ma a certo Guglielmino, il quale nome vi è cancellato e sostituito il
primo, ma di scrittura differente. E che le 4 casse non appartenessero al
Comune lo proverebbe il fatto i essersi rilasciate due bollette con nomi
differenti alla stessa ora 6, 30 del mattino del medesimo giorno 13
maggio, mentre se realmente il proprietario delle 14 casse di petrolio
fosse stato il solo Municipio, non c’era bisogno di sdaziarlo in due volte
alla stessa ora”.
Le 14 casse di cui alla fattura n.9 non trovano riscontro nel conto
Marano.
Nella bolletta del 1 dicembre trovasi, come alle precedenti sostituito al
nome di altra persona, quello del Brasile, da altra mano e con altro inchiostro,
mentre la fattura di corredo è intestata al Sindaco; ciò che farebbe credere il
petrolio non abbia servito pel comune, o che, appartenendo al comune, il
Sindaco maneggiasse direttamente qualche volta il fondo destinato alla
pubblica illuminazione, ciò resterebbe confermato dalla lettera 30 novembre
diretta al Sindaco dalla casa Marano. Del resto il conto della ditta Marano
trovasi intestato al Municipio e le vendite figuravano fatte al Sindaco.
Le 10 casse di petrolio i cui alla fattura 11 del 23 dicembre non hanno
riscontro col conto Marano; lo stesso dicasi della fattura 22 giugno 1893 di 20
casse e 15 gennaio 1891 di 20 casse; 24 settembre 1894 di 20 casse e 5
gennaio 1895 di altre 20 casse. Al conto Marano si rileva che il 2 aprile furono
vendute al Comune 12 casse, la relativa fattura annessa ai conti ne porta
sdaziate 20 con due distinte bollette, l’una di 12 e l’altra di 8 casse.
Evidentemente queste ultime non servirono pel Comune r furono forse
distratte o sottratte.
< In base ai supposti rilievi si ha ragione di affermare che o sono false
le fatture ed i relativi conti, o è falso il conto fornito dalla casa Marano.
Potrebbe anche darsi che le fatture fossero state allestite al momento di
presentare i conti in vista di reclami e degli screzi verificatisi fra i componenti
di quell’Amministrazione. Questa supposizione è confortata il fatto che ai
conti consuntivi 1893 e 1894 tutt’ora esistenti in questa Prefettura, non furono
alligate ai mandati di pagamento per l’acquisto del petrolio come era dovere,
le fatture stesse. Né può dirsi che desse fossero conservate per alligarsi poi,
dopo quattro anni, ai conti approvati ora dalla Giunta, perché dessa non
poteva erto prevedere quello che poi è accaduto.>
L’inchiesta crede trovare una magagna, tanto nel fatto asserito della
mancanza i riscontro tra le polizze d‘acquisto del petrolio sul conto, che si
dice risultante dai registri di casa Marano, quanto per alcune bollette del
dazio consunto nelle quali il nome del Brasile è stato sostituito ad altro.
Non comprendo né poso spiegare la pretesa differenza tra le fatture
uscita dalla casa Marano, ed i pretesi registri di essa.
Fatto sta che quelle fatture sono tutte provenienti a quella Casa,
intestate al Brasile che le pagava volta per volta, fino a quando non è provato
che quelle fatture siano false, a nulla può approdare una pretesa differenza
con la casa commerciale, la quale può avere le sue ragioni che io non posso
né devo conoscere, per presentare quelle differenze. Quanto poi al nome del
Brasile, sostituito ad altro in qualche bolletta del dazio consumo, il fatto è
semplice; perché come ebbe a suo tempo riferire il Brasile, egli non sempre
trovavasi di persona al passaggio del carro o dei carri che trasportavano il
petrolio municipale, onde il carrettiere senza conoscerne l’importanza, dava
spesso al dazio consumo il nome proprio anziché quello del Brasile, e questo
poi venuto a conoscenza del fatto, e per disgravio della spesa da lui
incontrata, andava al dazio consumo e faceva rettificare col suo il nome del
carrettiere.
Nello stesso fatto del carrettiere che trasportava il petrolio, si trova la
ragione delle due quietanze di dazio consumo alle quali accenna l’inchiesta;
perché spesso il carrettiere Guglielmino Vincenzo, anziché portare l’intero
carico in un unico carro, per avere la comodità, sia di aggiungere alle casse i
petrolio altri oggetti a lui da altre persone commissionate, sia per non
gravare l’intero carico sopra un solo animale divideva le casse acquistate in
Catania in due carri, i quali naturalmente arrivavano in Paternò con qualche
minuto di differenza l’uno dopo l’altro, e da ciò la necessità nelle guardie, di
rilasciare due bollette invece di una.
Tutto questo per la forma, mentre poi nel merito, quando io ebbi conoscenza
dei risultati dell’inchiesta comunicata alla Prefettura, mi reca subito al
Municipio, ove avuta la comunicazione alla cortesia dell’attuale Sindaco
avvocato Concetto Oliveri, e lettovi in essa di parecchie casse di petrolio
sparite o sottratte, volli conoscere quale era stato il consumo del petrolio
consumato sotto la recente amministrazione retta sempre dal Brasile, ma
sorvegliata dall’assessore Caponnetto Antonino, e da costui mi si fece
conoscere come il conto del consumo del petrolio al 5 ottobre al 31 dicembre
fosse stato i casse 45 acquistate in quattro volte.
Col medesimo Caponnetto si fece il conto che 45 casse di petrolio
danno litri 1575. Che i giorni che si illuminò il paese al 5 ottobre al 31
dicembre furono 64, prelevandone n. 24 a ragione di 8 al mese che non si
accese per la presenza della luna. Si ebbe a costatare infine che in media si
è consumato litri 24 ½ di petrolio per ogni giorno.
Assodato che per l’attuale illuminazione si consumano litri 24 ½ i
petrolio per ogni giorno, con tutto ciò che non è da mettersi in paragone la
illuminazione presente con quella che si faceva prima quando si
accendevano tutti i fanali esistenti in paese, e che se vi fu un tempo in cui se
ne accendevano nella via principale n.50 anziché 100, il consumo del petrolio
era perciò sempre lo stesso, perché allora i becchi dei lumi erano alla
francese e consumavano il doppio e forse più del petrolio.
Illuminazione straorinaria al 5 ultimo ottobre al 31 dicembre non vi fu
altra, che quella della sola festa di S. Barbara, mentre durante l’anno, anco
colla presenza della luna, si accendeva lo stesso nella ricorrenza della festa
di Capo d’anno, nel carnevale, in tutte le sere dei veglioni ed in quella dei
festivals pubblici, nella ricorrenza della festa di Maria SS. Addolorata, nel
Giovedì, Venerdì, Sabato e Domenica di Pasqua, per la festa di Corpus
domini, per quella di Maria SS della Consolazione, e per la fiera che in essa
festa ha luogo, per quella i Maria SS del Carmine, per due sere nella
ricorrenza di Maria SS. Delle Grazie, per la fiera di S.Giuseppe nelle sere del
17,18,19 marzo, per la fiera del 6,7,8, settembre di ogni anno, nella
ricorrenza della festa i Maria SS dell’Itria, per quella di S. Gaetano. di
S.Barbara in luglio, per le feste dello Statuto e del Genetiliaco di S.M il Re e
la Regina, ed in tutte quelle circostanze che il caso consigliava.
Né si potrà tener conto che questo calcolo viene fatto nel mese di
ottobre, novembre e dicembre, atteso ché per la precedente illuminazione,
anco pel mese di està (estate), occorreva maggior quantità i petrolio, pel fatto
che i fanali allora si accedevano tutti, mentre oggi nella via Vittorio Emanuele
non si accendono tutti i fanali esistenti.
Ma ammettendo sempre il consumo giornaliero di petrolio con la
proporzionale di L. 24 ½ in tutte le sere che si accendono i fanali, si ha il
seguente risultato: i giorni dell’anno sono 365; prelevati 96, alla ragione di 8
giorni al mese, rimangono giorni 269 d’illuminazione, che moltiplicandoli per
litri 21 ½ di petrolio giornaliero occorrente, il consumo generale di un anno è
di litri 6591, i quali divisi al quantitativo di ogni cassa in litri 35 provocano
occorrere per l’illuminazione di ogni anno 188 casse di petrolio.
Le cifre non sono un’opinione e tenendo quindi per base il conto di cui
sopra, esamineremo ora quante casse di petrolio per ogni anno porta il
Brasile per gli anni al 1892 al luglio 1895.
Allo esame dei conti presentati dal Brasile risulta che nell’anno 1892 si
consumarono 179 casse di petrolio, in quello del 1883 casse 181, nell’altro
del 1884 casse 180, e dal gennaio a luglio ultimo casse 111.
Dai superiori confronti rilevasi quindi, che se il Brasile negli anni negli
anni e nei mesi di cui diede il conto a 21 luglio ultimo, consumò con una
illuminazione forse maggiore, meno petrolio di quanto oggi ne ha consumato
la nuova amministrazione, non è il caso di potere affermare, e molto meno
provare, che ci siano state delle casse di petrolio sottratte o sparite, senza
provare contemporaneamente che l’illuminazione sia stata sospesa in
qualche lungo periodo dell’anno.
Sul capo 4 dell’accusa, l’inchiesta afferma:
“Notasi la mancanza di un regolare conti carico e scarico di tutti gli
accessori per i due servizi dello spazzamento e della illuminazione, e
quindi come sia giustificata la spesa, l’impiego degli accessori, la
rimanenza in magazzino”.
Il Brasile è veramente analfabeta, ma ciò non toglie che egli, come ha
fatto, poteva farsi fare da altri i suoi conti.
Però se avesse dovuto tenere un conto di carico e scarico i tutti i minuti
particolari del servizio, avrebbe dovuto tenere in tutte le 24 ore del giorno un
impiegato, che dovesse registrare, tanto gli acquisti giornalieri, quanto gli
esiti, ciò non era assolutamente concepibile col servizio gratuito fatto dal
Brasile, in questo ramo di servizio, senza tralasciare l’atro i guardia
municipale.
Sul capo 5 di accusa, l’inchiesta afferma:
 “ Nei conti figurano L.2.664,50 l’anno per il salario di L.1,35 al giorno ai
due accenditori. Lire 1,15 a ciascuno dei quattro spazzini per tutti i 365
giorni dell’anno, mentre da dichiarazioni fatte innanzi a testimoni, tanto
gli uni che gli altri ebbero ad assicurare che il salario non veniva loro
corrisposto se non quando lavoravano. Similmente i detti salariati
dichiararono che la spesa degli impermeabili comprati (L.33) fu scontata
con ritenute: e quindi o le L. 33 non dovevano figurare sul passivo dei
conti o dovevano anche inscriversi in entrata, ciò che non fu fatto. Non
sono giustificate le spese di L.82,80 nell’anno 1892 e i L.10,25 nel 1893
per spetramento delle strade da documento alcuno. In proposito sembra
che tale spetramento sia stato eseguito agli stessi spazzini senza alcun
altro salario addizionale”.
Il Commissario seppe dagli spazzini e illuminatori, che loro non erano
pagati quando non prestavano servizio. Però occorre ricordarsi che gli
spazzini ed illuminatori non vengono nominati alla Giunta, né sono in
organico, ma vengono messi in servizio alla guardia e spesso licenziati;
quando poi uno di essi non lavora per malattia o altro, non viene retribuito
della mercede, perché in sua vece si chiama un altro a rimpiazzarlo, non
potendosi assolutamente fare a meno di quattro spazzini e due illuminatori
che bastano a stento a provvedere al doppio servizio.
Solo ricordo, per averlo letto nei relativi conti, che l’illuminatore
Sambataro Paolo per 15 giorni e mezzo di malattia nell’anno 1895 non
lavorò, né fu rimpiazzato, per mancanza i personale idoneo, quindi non ebbe
soddisfatto lo stipendio in L. 20,90 che il Brasile portò in meno nel relativo
conto.
Per l’altra accusa riguardante le impermeabili e le relative L.33 i cui si
vorrebbe far credere che gli spazzini avessero avuto detratto in parte del loro
salario, per quella compra è a conoscersi che allorquando i becchi dei lumi di
Via Vitt. Em. erano alla francese e consumavano maggior quantità di
petrolio, dovendosi per accendere bene riempire completamente il recipiente,
il Brasile ad ora avanzata faceva dagli spazzini ed illuminatori, per turno
serale, spegnere parte di quei fanali, e per tale servizio notturno
corrispondeva loro una indennità straordinaria i Cent 15,oltre la paga
giornaliera.
Fu questa indennità, la quale non figura nei conti del Brasile, che venne
trattenuta al medesimo per formare la somma necessaria all’acquisto degli
impermeabili; di guisaché la spesa non venne totalmente coperta dalla
indennità trattenuta ( perché poi cambiati i becchi dei lumi) si portò nei conti
per l’acquisto di impermeabili mentre non vi si portò dal Brasile l’indennità
straorinaria notturna pagata.
Dato il fatto che gli spazzini ed illuminatori non arrivarono a comprire
con i 15 centesimi giornalieri rilasciati, la spesa totale per l’acquisto anticipato
delle impermeabili, la quistione unica si riduce a determinare, se queste
impermeabili devono considerarsi di proprietà del Comune o degli spazzini.
Finalmente mi pare abbastanza strana la pretesa rilevata all’inchiesta,
della mancanza cioè di quietanze per lo straordinario spietramento delle
strade secondarie.
Tutti sanno che le strade ove ad intervalli si spietra, sono quelle non
lastricate, e quindi quasi mai gli spazzini hanno a che fare con tali strade;
bastando appena il loro servizio per pulire una parte sola delle vie lastricate.
Lo spetramento si fece quindi con carri e personale straordinario,
allorché pel pericolo di malattie epidemiche si dovette provvedere a
straordinarie puliture della città.
E tutti potranno ricordare anzi, come tal fatto avesse allora allarmato il
popolino, che credeva di vedere in esso l’avvicinarsi del colera.
Pretendere poi che un carrettiere o un bracciante delle nostre parti potesse
rilasciare ricevuta, è pretendere cosa impossibile e assolutamente estranea
alle consuetudini locali.
Sul capo 6 l’inchiesta afferma:
“Abusivo anticipo i somme al Brasile per il servizio di spazzamento e
illuminazione. Infatti pigliando ad esempio l’anno 1895 si trova che al 1
gennaio a tutto giugno furono anticipate L.5000, mentre, sempre, giusta i
conti, ed ammesso che i salariati siano stati tenuti in servizio e pagati
senza interruzione, al 1 gennaio a tutto giugno la spesa ascendeva a
L.1624. Da cui un fondo di L.376 prelevate in più alla cassa comunale”.
Osservo che il Brasile è un povero disgraziato , il quale vive col misero
stipendio che gli paga il Comune, e non è nella condizione di potere
anticipare delle somme in favore del Municipio; quindi appena esaurite le
somme che gli si davano, domandava acconti immediatamente.
Poi se il Brasile di tutte le somme che ebbe consegnate, ne fece
regolare discarico, non mi pare che approdi ad alcun che di utile l’accusa. Per
le anticipazioni di danaro a lui avute.
Sul capo 6 i accusa, si lamenta:
“ L’accertamento delle contravvenzioni, illegale, perché violati gli
art.176, 177 e 178 della legge comunale. Il ricavato delle contravvenzioni
non versato volta per volta ma lasciato a disposizione
dell’amministrazione; mentre il prodotto delle contravvenzioni nei mesi
giugno, agosto e settembre e fino al 9 ottobre 1985, giorno in cui ebbe
principio l’inchiesta, non era stato per anco versato. Nessuno
accertamento i contravvenzione in luglio e fino a metà di agosto”.
Si lamenta dunque la mancanza i verbali di contravvenzioni e di
conciliazione nella riscossione delle multe.
Il fatto è antichissimo e fu tollerato anche dai molti R. Delegati,
Straordinari come Alati, Buganza ed Adernò; perché esso risulta dalla
circostanza che le nostre guardie municipali passate e presenti, sono state e
sono analfabete, e solo qualcuna di esse scrive il proprio nome.
Da ciò la necessità, o di mandare via tutte le guardie che da tanto
tempo servono il Comune, o fare come si è fatto, fino a che non si presenti la
possibilità i fare altrimenti.
Quanto poi ai verbali di conciliazione non si è creduto mai prudente di
gravare il contravventore oltre la spesa della multa, anche quella di lire 1,20
pel relativo verbale in carta bollata.
Che il ricavato delle multe non si trovasse versato completamente al
momento dell’inchiesta, si spiega onestamente; perché il Comune nostro non
avevano avuto finora impiegato economo, non poteva trovare chi anticipasse
le varie piccole spese giornaliere ed urgenti, per carta bollata, diritti di uscieri,
viaggi, servizi straordinari, riparazioni, visti di bollo, passaggi di truppe ed
altro i cui si ha sempre bisogno, onde le guardie, sulle somme ricavate dalle
multe anticipavano al Municipio tanto quanto abbisognava per tali spese.
Quindi le note relative venivano approvate alla Giunta, ed in seguito a
regolare emissione di mandato questo non veniva incassato allo intestatario,
ma versato invece per conto multe, ora per conto macello, ed ora per conto
diritti di segreteria.
Cotal sistema seguito per imprescindibile necessità a tutte le
Amministrazioni, fu anche effettuato durante la presenza dei RR.
Commissari.
E che le multe venivano integralmente versate, lo provano il fatto che il
loro ammontare negli anni precedenti risponde esattamente alle somme
versate; e solo si trovò la mancanza dell’ultimo periodo prossimo alla
eseguita inchiesta, perché erano ancora in corso le deliberazioni delle spese
eseguite, venute le quali furono versate le somme di quel periodo, per
ricominciare da capo nell’inevitabile sistema continua fino ad oggi.
E qui mi permetto rilevare che le Amministrazioni nel 1886 e 1887 non
versarono per multe neanche un centesimo, quella del 1888 versò sole
L. 165,70 e quella del 1889 solo L.10.
L’Amministrazione mia invece, nel 1890 versò L.305,70; nel 1891
L. 284,5; nel 1892 L. 302,65, nel 1893 L731,53; nel 1894 L580,48 e
finalmente fino al 16 settembre 1895 L.342,30 quali cifre rappresentano due
terze parti dell’intera somma, stante l’altra terza parte prelevata dalle guardie
come di legge.
Si meraviglia poi il Commissario, perché nel luglio ultimo non si presero
contravvenzioni, non ricordando che in quell’epoca si era in tempo di elezioni
generali, in cui, né qui, né in alcun comune del globo ove si fanno elezioni si
pensa a accertare contravvenzioni.
Il capo 8 d’accusa si lamenta che:
“ “I diritti i segreteria riscossi senza il prescritto bollettario, che perciò
non fu unito ai conti consuntivi 1893 e 1894 esistenti in prefettura.
Quello del 1895 presentava, all’esame del bollettario, un introito i L.
399,10 versate in parte, cioè sole 234,70”.

Il Commissario riferisce che i diritti di segreteria riscossi dal sig.
Salvatore Longo, impiegato detentore del suggello municipale e tesoriere
comunale, non furono registrati in apposito bollettario prescritto per legge.
Lamenta inoltre che all’esame fatto nel bollettario per l’anno 1885 trova
riscosse L.390,400 e versate solo nella Tesoreria L.234,70.
Ma il Commissario fu informato che Longo con i diritti di segreteria
anticipa le spese di posta, telegrafo ed altro, d‘interesse municipale e che
quindi ogni due mesi, fatta alla Giunta la relativa deliberazione della spesa,
dietro approvazione si spiccava il mandato di pagamento e il medesimo
Longo incassava come Tesoriere tale somma, quale versamento dei diritti di
segreteria.
Infatti nei bollettari, sebbene non uniti ai conti consuntivi, perché mai
dalla Prefettura ne venne fatta osservazione negli anni precedenti, non risulta
differenza di sorta tra le somme incassate e le versate, e la differenza rilevata
nel periodo in cui venne eseguita l’inchiesta è dovuta alle anticipazioni che,
come sopra ho detto, si facevano, e delle quali il sig Commissario fu
pienamente informato, tanto vero che egli pur rilevando il fatto, non fa accusa
di appropriazione.
Il capo 9 d’accusa si lamenta che:
“ I diritti di macello riscossi senza bollettario risultarono macellati 187
buoi e vacche, maiali 361 e castrati e pecore 119; a ui applicando la tariffa
per tassa di macellazione risulterebbe un introito i L. 325,90 versate fino
al 9 ottobre in sole L. 232,30 e quindi un ammanco di L.93,60”:.
Per la deliberazione della Giunta Municipale del 19 febbraio 1892
ratificata al Consiglio e superiormente vistata, la guardia Brasile Carmelo fu
incaricato della riscossione dei diritti di macello, e la guardia su detta giorno
per giorno faceva registrare nel Comune l’incasso e le somme, come ebbi a
dire per le multe, servivano per provvedere alle piccole spese giornaliere, e
poscia versate con quella stessa forma delle multe, nella Tesoreria
comunale.
Il giorno che il Commissario si impossessò del giornale di cassa, vero è che
trovò versate in meno L. 93,60, ma essa somma, mentre lui faceva
l’inchiesta, essendo venute approvate le deliberazioni della Giunta che
approvavano le spese per cui erano state erogate, si versò nella Tesoreria
Comunale.
Il Sig. Commissario che fece il conto pel 1895, lo fece pure per gli anni
precedenti e trovò sempre regolarmente versato tutto quanto si era ricavato
ciò che prova l’onestà perfetta del procedimento.
In quanto poi al difetto di appalto più volte sperimentato di tale servizio,
esso si è visto dipendere la spesa di sorveglianza e di trasporto che avrebbe
potuto pesare sull’appaltatore obbligato a tenere una persona al macello ed
un carro in continuo servizio, e fu per questa ragione che il Consiglio
recentemente ben fece a comprendere la riscossione della tassa di
macellazione, nell’appalto del dazio consumo.
Il capo10 l’inchiesta rivela che:
“ Servizio i tesoreria affidato a un impiegato senza cauzione,
mentre per l’art 149 ella legge comunale, articolo 32 del regolamento i
contabilità 6 luglio 1890, art. 93 della legge 20 aprile 1871 e relativo
regolamento il servizio i cassa deve essere fatto in mancanza del
Tesoriere, dall’esattore delle imposte dirette, né un Comune che eccede
come Paternò, la sovraimposta, può tenere un Tesoriere stipendiato, per
cui gli amministratori non potevano esimersi dall’obbligo i affidare la
tesoreria allo esattore delle imposte.”
Il Commissario rileva quindi che il Tesoriere provvisorio attuale non ha
prestato cauzione, e che la Tesoreria invece si doveva affidare all’esattore
elle imposte dirette.
Il Consiglio comunale ricorda, come con varie deliberazioni e avvisi
d’asta tentò reiteratamente appaltare il servizio di Tesoreria, anche
migliorandone sempre le condizioni, ma nessuno volle mai assumere tale
appalto.
E poiché qualcuno doveva riscuotere e pagare, il Consiglio comunale
con varie deliberazioni, nominava prima e riconfermava più volte in seguito, il
servizio provvisorio in persona di un impiegato comunale che riscuoteva la
fiducia di tutti, né poteva conferire all’esattore per virtù di legge il servizio
definitivo dell’intero quinquennio, ostando in ciò la condizione imposta al
comune del contratto di mutuo Finzi pel quale il Municipio assunse l’obbligo di
far garantire il mutuante dal proprio tesoriere in una forma che nessun
Tesoriere ha voluto mai accettare.
E è questa la ragione per cui il Consiglio comunale ha deliberato
recentemente e all’unanimità un nuovo esperimento d’asta, ed un nuovo
incarico provvisorio.
Altronde le varie deliberazioni sono state sempre approvate dalla
Prefettura , ma anche dalla Giunta Provinciale Amministrativa, che in
occasione del bilancio pel 1895, con decreto del cinque aprile ultimo,
approvava la cancellazione delle indennità in L. 3000 pel tesoriere ordinario
ed inseriva invece quella di L. 720 pel tesoriere provvisorio.
Al far dei conti, la tesoreria comunale di Paternò è sempre come le
casse dei miserabili, perché appena entrato un soldo il mandato è stato
subito spiccato per pagarlo, e quindi anco il Tesoriere senza cauzione,
essendo sotto la sorveglianza del Municipio, non era poi questo un grande
inconveniente.
Il servizio di Tesoreria tenuto dal Longo ha fatto guadagnare al Comune
la bella somma di lire 6810, perché se la Tesoreria fosse stata appaltata, il
compenso previsto nei rispettivi avvisi d‘asta si era di L. 3000 annue, e
quello che si è corrisposto al Longo è stato i L. 720, quindi il risparmio di
L. 2280 annue, senza che si fosse lamentato inconveniente alcuno, come lo
stesso Commissario non ebbe a rilevare.
Sul capo11 l’inchiesta afferma che:
“Negligenza nelle periodiche verifiche di cassa, poca puntualità e nessun
provvedimento coattivo da parte dell’amministrazione per richiamare
l’appaltatore del dazio consumo al versamento mensile delle L 9416,66
esponendo il comune ai anni del mancato versamento a giorno fisso, presso
l’Intendenza di Finanza”.
Le verifiche di cassa non si facevano mensilmente per la stessa ragione detta
sopra, cioè, che essendo il Tesoriere sotto la immediata sorveglianza della
Giunta, e a questa disponendo subito di ogni somma che entrava, non si
credette mai indispensabile la verifica periodica come si sarebbe dovuto fare
se ci fosse stato un Tesoriere appaltatore o estraneo; ed infatti le verifiche
fatte essendo state sempre corrispondenti alla verità degli incassi e delle
spese, provano questa ragione.
L’accusa poi di non avere fatto atti coattivi all’appaltatore del dazio
consumo, per farlo pagare puntualmente, non è esatta, perché ad una serie
di dichiaratori e citazioni rimaste in potere della difesa, si prova come più
volte io tentai di chiamare responsabile il Messina per ritardati pagamenti, ma
siccome l’antico contratto non stabiliva penali di mora ed obblighi ben
determinati pel versamenti, la difesa del Comune per portare avanti il giudizio
mi domandava sempre documenti provanti i anni ed interessi sofferti, per
pochi giorni i ritardato pagamento.
Questi danni ed interessi non si potevano provare, perché non solo coi primi
versamenti fatti dall’appaltatore io feci pagare sempre la quota i mensile
d’ordinaria scadenza al Governo, ma si pure feci soddisfare nel corso della
mia gestione e fino al 31 dicembre 1894 l’ingente debito arretrato i L.50000.
Ed ecco perché non fu mai possibile di portare avanti i giudizi cominciati, e
molto meno cominciarne dei nuovi.
Volendo giustificare questa parte, il Consiglio potrà richiedere all’avv.
Procuratore legale sig. Nunzio Piccione, tutti gli atti da me indicati, e che
perciò non ho potuto trovare in ufficio.
Sul capo12 l’inchiesta lamenta che:
“ Ruoli delle tasse 1894 non attuati, quelli del 1895 incompleti e
ammaniti solo nel novembre i quest’anno mentre il Comune per mancanza i
fondi fu costretto, per far fronte ad un impegno urgente con la ditta
Fanelli a ricorrere a una anticipazione presso la locale esattoria,
sottostando al pagamento di un forte interesse”.
I ruoli delle tasse comunali, com’è stato più volte provato con la lunga
corrispondenza avuta con al Prefettura sul riguardo, sono stati applicati anno
per anno, e solo dal principio in cui s’introdussero si tenne il sistema i tassare
i contribuenti, nell’anno corrente in cui si faceva il ruolo, per quello
precedente.
Onde l’equivoco apparente i ritenere che si fosse saltato, un anno ciò
che non era vero.
La prefettura sopra tale equivoco chiedeva in principio dell’anno 1895
formare due ruoli, uno pel 1894 e uno pel 1895, ciò oltre che di essere una
duplicazione, sarebbe riuscito grandemente pesante per i contribuenti.
A tal fine mi risulta che, anche per corrispondenza posteriore alla mia
amministrazione, è stato chiarito l’equivoco, e venne determinato che i ruoli
dell’anno passato si fossero chiamati ruoli del 1895 lasciando l’antico sistema
i semplice forma.
In quanto poi concerne questi ruoli del 1895, la Giunta comunale a
tempo opportuno con deliberazione del 7 settembre 1894 aveva nominata la
Commissione consueta per fare i ruoli in parola.
La Prefettura non vistò la detta deliberazione dicendo che i ruoli si
devono compilare dalla Giunta municipale coll’aiuto degli impiegati di
segreteria.
La Giunta dando chiarimenti alla Prefettura con altra deliberazione del
dì 11 ottobre 1894, insisteva nella precedente, e la Prefettura annullava la
prima e la seconda deliberazione, insistendo che i ruoli si dovevano fare alla
Giunta e dagli impiegati di segreteria, e ciò senza spesa alcuna a parte del
Comune.
Ciò posto la Giunta fece dividere le schede sulle quali i contribuenti
dovevano annotarvi tutto quanto per legge erano tenuti a dichiarare.
Pochi furono quelli che riportarono al Municipio le schede riempite, e
queste non veritiere, quindi occorreva l’accertamento suppletivo sia in città
che nelle campagne.
Per tale accertamento nessuno dei componenti la Giunta poteva fare
da controllo, e molto meno poi per la tassa più importante quella del
bestiame, che si trova nelle campagne i questo esteso territorio.
Gli impiegati di segreteria non sono obbligati a un tale servizio di
accertamento fuori d‘ufficio, quindi rimasero le sole dichiarazioni fatte a
piacimento o ognuno, e la Giunta del tempo, agli stessi impiegati i segreteria
fece di tali dichiarazioni un ruolo matricola, non un ruolo tasse.
Né la giunta del tempo voleva fare il ruolo tasse sulle semplici
dichiarazioni, dapoiché ne veniva lo sconcio, verificatosi ora, che coloro i
quali dichiararono pagarono la tassa, egli altri se la passarono liscia.
Nel frattempo succedevano le crisi municipali dipendenti alle nuove
elezioni, e quindi divenne inevitabile il mancato ritardo.
Se poi si risorse ad una anticipazione presso la locale esattoria,
sottostando al pagamento di un forte interesse onde evitarne uno di gran
lunga maggiore col pagamento delle multe al Fanelli, ciò non fu dipendente al
mancato introito delle tasse, ma invece per le mancate riscossioni di oltre
L.30000 che giusto in quell’epoca si avrebbero dovuti incassare, e che per
fatti giudiziari e amministrativi, come il Consiglio conosce, sono venute meno
nelle casse del Comune. Tali sarebbero p.e. la gabella del bosco, il canone
dovuto dal Principe i Paternò, ed il prezzo egli immobili venduti ai signori
Pulvirenti e Rizzo.
Sul capo13 e 14 dell’inchiesta si lamenta che:
“ Mancanza di registri contabili e quindi assenza di qualunque controllo
delle entrate e elle spese”.
“Mancanza dei conti correnti dei debiti comunali, neanche dei più grossi;
e quindi sconoscenza completa della posizione patrimoniale e finanziaria
dell’amministrazione”.
A tutto questo rispondo che non è nuova nel nostro Comune la
mancanza i registri contabili di cui si fa menzione. Essi nemmeno esistevano
nel 1884 ai tempi del rigoroso R. Delegato Alati, né nel 1886 quando venne il
cav Buganza, né nel 1887 quando venne il cav. Adorno, e nemmeno
esistevano quando la Tesoreria era tenuta dalla Banca Popolare, e con
sistema così corretto, che venne scrupolosamente in seguito imitato.
Anzi ricordo che la Giunta Municipale con deliberazione del 20 agosto
ultimo, sopra proposta del Segretario comunale, deliberò di far venire un
ragioniere per liquidare e mettere in luce le contabilità arretrate, non che per
impiantare quanto ancora mancava.
La Prefettura pur elogiando il provvedimento dichiarò di non potere
approvare la deliberazione, perché era di competenza del Consiglio
comunale e non della Giunta, della quale io allora facevo parte.
Sul capo15 si costata dall’inchiesta la:
“ Esistenza di varie cartelle del prestito Finzi senza verbale di
consegna; omissione di esse nei conti consuntivi “.
Le obbligazioni del prestito consegnate al Municipio invece di danaro
nel 1886 e quando io non ero all’amministrazione, vennero affidate alla
Banca popolare, allora Tesoriere comunale, e da questa quindi riconsegnate
al nuovo Tesoriere che ne rilasciò opportuna quietanza.
Tali valori non potevano figurare nei conti consuntivi, dal momento che
essi, non essendo una perdita certa, perciò soggetti all’estrazione, non
figurarono mai nei bilanci i previsione del Comune.
Sul capo16 si costata dall’inchiesta la
“ Mancanza di 20 obbligazioni per un valore i L. 10.000 consegnate
contro ricevuta dal Sindaco dell’epoca Battiati, e nessuna pratica
eseguita dall’attuale Amministrazione pel recupero di sì cospicua somma”.
Le 20 obbligazioni di cui il Commissario prefettizio lamenta la
mancanza, vennero nel 1890 fatte consegnare dal Sindaco del tempo Cav.
Battiati a un certo Musumeci Gulli agente intermediario che trattava un
accomodamento tra la ditta Fanelli creditrice del Comune, di molte annualità
scadute e di non poche multe di mora; alla quale ditta si proponeva allora
pagare L. 83000 circa con L.73 del prestito Finzi e i L. 10000 mediante 20
obbligazioni dello stesso prestito.
Fatto si è che le 20 obbligazioni vennero subito consegnate, ma
l’accordo, allora avviato non potè aver luogo,perché il Finzi non pagò al
Fanelli le somme di cui ancora risultava debitore verso il Comune, avendo
anzi impegnato la lunga lite per la risoluzione del contratto di mutuo.
Fatta in seguito la transazione 22 luglio 1893, tra il Comune, il Finzi, il
Fanelli, la Banca Popolare di Catania ed altri, per la quale il Municipio ottenne
il risparmio liquido di L. 222151, vennero pagate al Fanelli una parte delle
semestralità scadute, e per le altre in L. 80000, esclusa la multa di mora, si
ottenne dilazione fino al 31 dicembre di quel’anno, nella speranza i potere
soddisfare col mutuo presso la Cassa Depositi e Prestiti del Regno che il
Consiglio comunale ha più volte deliberato, ma non ha potuto ancora
ottenere, per la deficienza assoluta di somme nella cassa sudetta, che da
quell’epoca non ha fatto mutui ad alcuna amministrazione comunale o
provinciale. Né il nostro Comune avendo tutto vincolato in favore dei
banchieri Finzi e Fanelli, può fare mutui con altre case bancarie.
Mancando il mutuo si è dovuto più volte pregare il Fanelli di allargare il
termine prescritto con la transazione, e questo termine è stato dal Fanelli
prorogato di anno in anno anche perché il Municipio gli ha pagato
puntualmente i semestri correnti scaduti.
Ora in pendenza di queste pratiche e col pericolo di vedersi rifiutata dal
Fanelli la proroga del termine i pagamento delle L. 80000,( con che
scadrebbe la transazione del 1893) non poteva né doveva il Municipio
impegnare col Fanelli una lite per le L 5000 delle dieci obbligazioni che di
fatto il Musumeci Gulli non consegnò alla ditta, avendone consegnate solo
dieci come essa stessa afferma.
Intanto dallo esame molto controverso, anche a parere della difesa del
Comune pei titoli pei quali vennero consegnati al Musumeci Gulli le 20
obbligazioni, non si potrebbe con leggerezza affermare a chi spetti la
responsabilità di un tal fatto, mentre in ogni evento qualsiasi giudizio non si
potrebbe avviare senza chiamarsi la Ditta Fanelli, e la Amministrazione da
me presieduta, non credé mai utile, né opportuno molestare la ditta creditrice
con un giudizio che potrebbe farsi sempre senza alcun pericolo, dopo il
pagamento delle lire 80000 alla ditta Fanelli ancora tenute in tolleranza.
Ecco le ragioni del mancato giudizio.
Non è poi esatto che nulla siasi fatto in proposito, perché in archivio
esiste lunghissima e svariata corrispondenza tanto col Fanelli, quanto con la
difesa del Comune, a proposito delle dieci obbligazioni del Musumeci Gulli
non consegnate al suo committente, e da questo non volute riconoscere.
Signori del Consiglio,
coi chiarimenti su esposti credo avere adempiuto scrupolosamente e
onestamente al mandato affidatomi dagli elettori; se poi il Consiglio trova
ancora delle difficoltà, e non resta soddisfatto delle spiegazioni che in tutto e
per tutto io ho potuto dare in ordine all’inchiesta eseguita, propongo di
trasmettere all’Autorità giudiziaria la relazione fatta dal Commissario
inquirente sig Solito Rosario, ed il presente verbale, perché quel magistrato
possa con scrupolosità e giustizia, assodare i fatti, ed ove occorra are la
responsabilità penale a chi spetta.
Il Consigliere - Francesco Indelicato
Terminata questa lettura il Consigliere Indelicato presenta la nota
giustificativa dell’inventario dei fanali fatto dall’impiegato D’Amico Francesco
a 31 dicembre 1891, dalla quale risultava allora il numero di 335 fanali, e i
seguenti certificati sul costo della illuminazione e spazzamento appaltato
nella città di Adernò facendo rilevare la differenza maggiore di spesa con una
quantità minore di fanali, i quelli esistenti a Paternò.
I certificati sono i seguenti:
1
Il Sindaco del Comune di Adernò
Certifica
Che l’annuo estaglio per l’appalto della pubblica illuminazione per il
quattriennio 1894/1898 ammonta a L 6290 – che il numero di lampada da
accendersi nelle sere di illuminazione è di 186 – che le ore ‘illuminazione
decorrono per n. 161 lampada all’ave alle ore quattro i notte e per n.25 all’ave
al far del giorno.
SI rilascia il presente a richiesta del signor Francesco Indelicato
Adernò 6 gennaio1896
Il sindaco A. Inzirilli
Municipio di Adernò
Si certifica
Che l’annuo estaglio per il servizio di stazzamento, spetramento ed
innaffiamento pubblico i questo Comune per il quinquenni 1890/1895
ammonta a L 3.190
SI rilascia il presente a richiesta del signor Francesco Indelicato
Adernò 6 gennaio1896
Il sindaco A. Inzirilli
Quindi il Segretario a giustificazione dell’esistenza dei bollettari per la
riscossione dei diritti i segreteria negli anni 1893,1894 e 1895, presenta
questi bollettari che dice non uniti ai conti presentati, perché mai richiesti
dall’autorità tutoria per gli anni precedenti i cui conti vennero senza di essi
approvati.
Il Consigliere Salvatore Spina, anche a nome del collega Strano
Giuffrida, legge la seguente dichiarazione.
“I Consiglieri salvatore Spina e Strano Giuffrida, siccome facevano
parte dell’amministrazione municipale cessata, della quale si occupa la
relazione sull’inchiesta eseguita dal Commissario prefettizio sig Rosario
Solito, a scanso di equivoci dichiarano quanto appresso:
in virtù ella deliberazione del ì 10 febbraro 1892 la Giunta comunale
incaricava Brasile Carmelo dell’economia del doppio servizio d‘illuminazione
e spazzamento della città sotto la direzione e dipendenza dell’assessore di
polizia urbana e rurale.- In seguito e precisamente colla consiliare del 16
dicembre 1895, il Consiglio comunale approvava un regolamento per detto
servizio d‘illuminazione e spazzamento della città, il quale regolamento
all’art.9 prescrive che “la Giunta municipale è facoltata di incaricare una
persona di fiducia per la gestione i questo servizio finché esso resterà in
economia.” E se posteriormente la Giunta comunale non si avvaleva della
facoltà concessogli dal regolamento sudetto, si fu perché la Giunta col suo
silenzio intese tacitamente confermare la sua deliberazione del 18 febbraro
1892 lasciando che il Brasile Carmelo seguitasse nell’incarico datogli con
questa deliberazione.
Nessuna responsabilità può gravare ai sottoscritti per irregolarità che
potrebbero essere state commesse per il servizio suaccennato, non essendo
questo servizio un carico che spettava loro di adempire.
Né si dica, come fa rilevare il Commissario prefettizio sig Solito nella
sua relazione, che la Giunta comunale cessata responsabile sia per non
avere compilato ogni anno i conti del servizio illuminazione, sia perché col
fondo illuminazione si provvedeva a spese puramente facoltative, sia perché
la Giunta omise di deliberare sulle entrate non previste in bilancio, ricavate
dalla vendita degli oggetti fuori uso ed altro, dappoiché tale responsabilità,
ove ve ne fosse, non ai sottoscritti membri della cessata giunta, ma
all’assessore del carico ed all’incaricato Brasile dovrebbe spettare se si
dovesse stare agli atti.
Però, per amor di verità e perché costa ai sottoscritti, sta di fatto che il
servizio di illuminazione e spazzamento , anziché dal Brasile Carmelo sotto
l’immediata direzione e dipendenza dello assessore di polizia urbana e
rurale, veniva esercitato da Musolino Domenico allora ispettore delle guardie
municipali sotto la dipendenza diretta e personale del Sindaco di allora sig.
Francesco Indelicato, il quale, non solo tale servizio, ma bensì tutti i servizi
tenuti in economia al Comune personalmente e esclusivamente
amministrava. Tutto ciò non solo è notorio, ma risulta evidente sia dal fatto
che l’ispettore delle guardie municipali Musolino Domenico è stato destituito
dalla Giunta attuale con deliberazione del 30 ottobre scorso, per irregolarità
che gli si attribuiscono nell’esercizio del servizio i illuminazione, sia alla
relazione del sig. Solito e precisamente là dove accenna che il Sindaco
maneggiava direttamente il fondo destinato alla pubblica illuminazione.
Né i sottoscritti furono mai invitati dal Sindaco ( il quale era il solo cui
competeva di convocare la Giunta e proporre le materie da trattare, art.131
legge comunale e provinciale) a deliberare provvedimento alcuno in ordine
alla gestione del servizio d‘illuminazione e spazzamento, come i sottoscritti
ebbero a dichiarare nella tornata di questo Consiglio comunale del dì 4
ottobre 1895.
Salvatore Spina – Salvatore Strano Giuffrida
Il Consigliere Indelicato dice di essere convinto non esservi
responsabilità i sorta per alcuno degli amministratori, ma ove ve ne fosse gli
atti e i documenti parleranno.
Il Consigliere Ciancio Gaudio, anche a nome dei colleghi dell’attuale
giunta municipale legge la seguente dichiarazione:
“ I sottoscritti in ordine all’inchiesta aperta dal’illustrissimo sig Prefetto
di Catania contro gli Amministratori del Comune i Paternò, dichiarano
Che i medesimi approvarono i conti dal 1892 al 1895 per la illimitata
fiducia che ebbero allora al sig Indelicato che li presentò in Giunta, né può
parlarsi di malafede nella approvazione, appunto perché dai sottoscritti
nessuno faceva parte della precedente amministrazione, e perché nessun
interesse si avevano nell’approvali.
Se durante la gestione dell’attuale amministrazione mancavano i verbali
di contravvenzioni, si è perché quasi tutte le guardie municipali appena
sanno scrivere il proprio nome e cognome, e quindi impossibilitate a redigere
i verbali. I contravventori si presentavano, dietro intima, al municipio, e
conciliatisi versavano nelle mani del capoguardia le multe delle
contravvenzioni constatate. E se queste multe non si versarono volta per
volta nella cassa del comune, si fu perché mancando un economo, servirono
alle più urgenti spese che non ammetteva dilazione, come sarebbero le
spese per la carta bollata, per viaggi, per copie di atti ed altro.
Ed infatti regolarizzato poi tutto con deliberazione, il capoguardia versò
nella cassa del comune il 12 ottobre L.60,10; l’8 novembre L.190,60; il 18
dicembre L.84,15; il 22 dicembre L. 14,47. Il diritto di macello si riscuoteva e
si versava come nell’amministrazione precedente dal Brasile come infatti il 12
ottobre si versarono L.85,95; l’8 novembre L.22,80; il 22 dicembre L.20,30.
Concetto Oliveri – Francesco Ciancio Gaudiio – Antonino Caponnetto
Il Consigliere Pulvirenti dice < mentre Indelicato dice che Brasille era
l’incaricato della illuminazione e dello spazzamento egli deve leggere la
seguente dichiarazione del Brasile che ha ricevuto come semplice
consigliere:
l’anno 1996, il giorno sette gennaio in Paternò, io qui sotto segnato
Brasile Carmelo fu Ignazio, guardia municipale, nato, domiciliato e residente
in Paternò alla presenza dei signori: ingegnere Salvatore Amore fu Cav
Antonino, Cav. Barbaro Lascasas fu cav. Antonio, avv.Vincenzo Palumbo
Pulvirenti fu Salvatore, tutti domiciliati e residenti in Paternò, tutti domiciliati e
residenti in Paternò, testimoni idonei, fidefacienti, dichiaro a scrupolo di
coscienza e per tutti gli effetti possibili quanto segue:
io sono stato complessivamente estraneo al maneggiamento di denaro
comunale per illuminazione e per lo spazzamento di questa città e per
qualunque altro servizio; e sebbene mi si faceva mettere dal cassiere il segno
di croce nei relativi mandati per la compra del petrolio e tutto l’altro
occorrente, tuttavia la verità si è che il danaro, alcune volte, se lo pigliavo io,
lo portavo immediatamente a Domenico Musolino, allora ispettore delle
guardie municipali, alcune altre volte, sempre alla mia presenza, il denaro se
lo riceveva quest’ultimo direttamente dalle mani dello stesso Cassiere, e in
questi casi, veniva il Musolino accompagnato da una sua familiare a cui
affidava il danaro in bronzo che si riceveva dal Cassiere per farselo portare a
casa.
Dichiaro altresì che la prima volta che si comperò il petrolio fui condotto
a Catania dal Sindaco (Francesco Indelicato), dal Segretario (Giuseppe
Coniglio) e dal sig. Salvatore Strano; fui condotto dal sig. Marano perché dal
magazzino di quest’ultimo accompagnassi fino a Patenò il carrettiere che
portava 20 casse di petrolio, ma io non ebbi mai, nemmeno quella volta,
danaro da consegnare al signor Marano per la compra del petrolio, né so chi
quella volta gli abbia pagato quel petrolio.
Dichiaro ancora che io sudetto Carmelo Brasile non ho maneggiato
mai danaro comunale, né per festival , né per compra di branconi, di siero di
Berhings, che non so nemmeno cosa sia, né per spetramento della città, né
per tutt’altro.
E però rilascio la presente dichiarazione da servire ove convenga, fatta
alla presenza dei sudetti signori ingegnere Salvatore Amore, Cav. Barbaro
Lascasas, avv.Vincenzo Palumbo, dai medesimi sottoscritta e da me
controsegnata con la croce, pronto ognora a ripetere tutto quanto sopra ho
dichiarato, avanti a tutte le autorità competenti si giudiziarie che
amministrative.
Segno di croce di Brasile Carmelo fu Ignazio
Salvatore Amore testimonio , Cav. Barbaro Lascasas testimonio, Vincenzo
Palumbo Pulvirenti testimonio.
Il consigliere Signorelli dichiara invece che lo stesso Brasile non più
tardi della stessa mattina aveva detto a lui di essere andato egli a Catania
per la compra dl petrolio con danaro datogli dal tesoriere comunale.
Caponnetto assicura che il petrolio è stato sempre comprato dal
Brasile.
Pulvirenti appunto per queste discrepanze si associa alla proposta di
Indelicato, per il Consiglio comunale trasmetta gli atti al potere giudiziario.
A tale proposta si associano i consiglieri Strano, Giuffrida e Spina.
La proposta viene messa quindi ai voti segreti ed il Sindaco chiamati a
se come scrutatori i consiglieri Ciancio Francesco, Orto Ricceri e
Gaudio,avverte i Consiglieri che la palla bianca significa voto favorevole alla
proposta d’inviarsi gli atti alla autorità giudiziaria, palla nera significa rifiuto.
Raccolti i suffragi si ottiene: Presenti 29, votanti 29, maggioranza 15
Spoglio dei voti: Palle bianche n 14 Palle nere n15
Il Sindaco, assistito dagli scrutatori, dichiara respinta la proposta
Il Consigliere Indelicato dolente di avere il Consiglio respinta la di lui
proposta d’inviare gli atti al potere giudiziario, prega il sig. Prefetto della
Provincia di fare quello che non volle deliberare il Consiglio comunale.
Il Consigliere Pulvirenti osserva essere la votazione viziosa, e quindi
nulla perché ritenendo che la quistione presente ricade sotto la sanzione
dell’art, 249 legge comunale e provinciale dovevasi impedire che vi
prendessero parte le persone interessate giusta i risultati dell’inchiesta, sia
nella discussione, che nella votazione. Non sa poi spiegare la condotta del
consigliere Tindo che da principio dichiara essere la quistione personale e poi
vi fa prendere parte a queste stesse persone.
Null’altro affare intanto trovandosi al’ordine del giorno, il Sindaco
dichiara sciolta la seduta e fa redigere il presente verbale, firmato da lui, dal
consigliere anziano e da me Segretario.
Certificato di eseguita pubblicazione
Il sottoscritto attesta che la superiore deliberazione fu pubblicata
all’albo pretorio di questo comune nel dì 2 gennajo 1896, giorno di mercato, e
non fu presentato alcun reclamo.
Paternò 24 gennajo 1896 – Il Segretario comunale G. Coniglio
Per copia conforme all’originale che si rilascia oggi in corso di
approvazione, sulla richiesta del sig. Francesco Indelicato
Paternò lì 8 febbraro 1896
Il Segretario Comunale
G.Coniglio Visto Il Sindaco C. Oliveri

………………………………………………………………

Francesco Indelicato, fu Giacomo, Sindaco di Paternò dal 31dicembre
1890 al 14 novembre 1895 e dal 28 ottobre 1907 al 18 settembre 1918.
Il 2 febbraio 1895 era entrato in funzione il tratto Catania-Adernò (oggi
Adrano) e a breve distanza di tempo anche gli altri.
Il 10 luglio 1898 la tratta da Riposto al porto di Catania era interamente
percorribile con trazione a vapore e velocità massima di linea ammessa di
27 km/h.
Erano stati costruiti in tempi abbastanza brevi 22 ponti e viadotti, 6
tunnel oltre a numerose opere annesse come stazioni, rimesse e case
cantoniere.


nt


Il primo novembre 1896 il Sindaco Carmelo Moncada informa il Consiglio
comunale …..
Tribunale di Catania
…….“ Visto l’art. 257 del CPP,
uniformemente alla Requisitoria del PM
dichiara
non farsi luogo a penale procedimento contro Nicosia Raffaele, Brasile
Carmelo, Zuccarotto Carmelo, Indelicato Francesco, e Coniglio Giuseppe
per assoluta mancanza d’indirizzi di reità”
Catania 15 ottobre 1896

 

Riunione del Consiglio comunale del Comune di Paternò del 9 agosto 1905
Ordine del giorno
Variazioni di bilancio


Il Sindaco, l’avv. Paolo Pulvirenti illustra al Consiglio le difficoltà finanziarie del Comune ed annuncia le difficoltà finanziarie e non per la festa di S. Barbara!
“….. del resto, continua il Sindaco, date le condizioni del paese, in questo anno sarebbe stato assai difficile eseguire il solito programma della festa di S. Barbara per la costruzione della facciata monumentale della chiesa del Monastero dell’Annunziata, sul cui fronte si sono sempre eseguiti gli spari e le accensioni delle grandiose macchine pirotecniche, che costituiscono poi il clou delle feste, non è possibile quest’anno erigere le necessarie impalcature perché, ognuno vede gran parte della piazza è adibita a cantiere per i lavori da scalpellino di pietra calcare il cui materiale ingombra quasi i due terzi del piazzale avanti la chiesa …..
A questa altre considerazioni vanno aggiunte. Con l’essersi ogni anno solennizzata la festa, l’Amministrazione della chiesa, obbligata a concorrere alle spese della festa, non ha potuto raccogliere i fondi necessari al completamento del fercolo della nostra Patrona.
Il fercolo è cosa che cade sotto gli occhi di tutti così incompleto com’èrimasto, è indecente nel vero senso della parola e merita quindi.
Pel rispetto della Santa e per la dignità stessa della città, di essere al più presto completato. Mancano le laminette d’argento del coperchio, che finora sono state sostituite ( ed è vergogna a dirsi) da laminette di …
latta; mancano le statuette, mancano tanti altri accessori.
E quello che è più grave l’avancorpo della chiesa minaccia la rovina e deve ripararsi.
Ora a questo riguardo, i fondi non disprezzabili occorrenti per l’annuale celebrazione della festa dovrebbero per una serie di anni essere destinate al completamento del ferculo e alle riparazioni della chiesa.

Noi vediamo che città avanti più della nostra la possibilità finanziaria di celebrare in ogni anno le feste del proprio Patrono si astengono dal farlo.
Acireale , per esempio celebra le feste della sua Patrona a periodi di cinque o più anni.
O davvero che Paternò sola debba avere la velleità di festeggiare ogni anno la sua Patrona!
Certo noi diciamo non bisogna opporsi per sistema alle tradizioni religiose dei popoli, di cui questi sono tanto gelosi, ma bisogna sfatare d’altro canto l’idea della grande importanza economica che il nostro popolino annette alle celebrazioni della festa, come mezzo potentissimo a fare affluire la ricchezza nel Comune.
Il nostro popolino, anzi a dir meglio, poche persone integrate del nostro popolo pensano e propagano che in occasione della festa, e per essa soprattutto, lavorino i sarti, i calzolai.
Ora è da osservare che questa è un’idea falsa tramandataci dall’antichità.

Forse un secolo fa, quando le condizioni civili del Comune erano tutt’altro di quelle che sono adesso; il fatto che, solo nell’occasione della festa lavorano i sarti e i calzolai poteva essere vero ed aveva quindi il suo
valore.
I nostri antichi avevano abitudini assai modeste: vestivano dimessamente, non facevano vita di società; e solo la Domenica o nei giorni di festa si avviavano solamente a messa.
Ma la vita di oggi non è più quella. I nostri giovanotti ed i nostri vecchi
adattatisi alla sociale evoluzione, han tutt’altre abitudini; vestono buoni abiti in tutti i giorni dell’anno e diversi, secondo le diverse stagioni ed il diverso uso, han bisogno delle scarpe da passeggio, da campagna e da
società, vogliono il berretto da viaggio, il cappello a cencio, ed il resto.
Prima, e si comprendeva benissimo, la gioventù poteva soltanto sperare di ottenere dai genitori un abito e un paio di scarpe nuove in occasione della festa, ora ci sia o non ci sia la festa, è necessario che al sopraggiungere
dell’inverno si pensi a munirsi di abiti e di scarpe della stagione, come anche al sopravvenire dell’età.
Sicchè la teoria che va in giro per le bocche di qualcuno è de tutto errata.

Che resta dunque di vero?

Resta quello che la mancata festa farà mancare l’affluenza dei forestieri, i quali se vengono consumano, ed è questo il solo lato di buono, economicamente parlando della istituzione delle feste.
Ora le condizioni del nostro Comune come Ente non permette in modo assoluto la spesa della festa, come non permettono quest’ultima in quest’anno le condizioni speciali della facciata della chiesa del Monastero
e per l’avvenire le condizioni del ferculo sino a quando non si sarà trovato il modo di completarlo concretamente.
Noi vorremmo che il nostro popolo che la festa come festa, nel modo come essa è stata annualmente fatta, cioè a dire quasi con le sole risorse del Municipio, quando questo farebbe assai meglio destinare la spesa
occorrente alla esecuzione di opere pubbliche di cui tanto si avvantaggerebbe la vita economica dei nostri operai e quella civile dell’intera cittadinanza, non dovrebbe più trovare fautori.
Alla festa come espressione ed omaggio religioso sentitamente provvedano i fedeli e l’Amministrazione della chiesa.
Ad essa, come mezzo economico, come richiamo di forestieri, secondo i moderni dettami della scienza, provveda, è vero, ma in concorso di tutti gli istituti pubblici, sodalizi, cittadini, il Municipio nei limiti de possibile, e non in ogni anno per poter disporre di migliori mezzi e creare nuove attrattive al richiamo dei forestieri.
La nostra Amministrazione, esclama il Sindaco, si lusinga che il nostro popolo si compenetri una buona volta delle verità sopra esposte, come rispondenti ad esatti, moderni criteri di scienza economica e amministrativa.
Le pubbliche Amministrazioni, noi pensiamo anno il compito e il dovere di dirigere ed educare le masse e di non lasciare queste ultime a perpetuare l’errore.
In quest’opera di civile educazione noi invochiamo il concorso degli eletti, dei buoni, d tutti quelli che per virtù e sapere appartengono meritatamente alla classe dirigente e confidiamo che questo concorso non ci manchi.

 
Di Admin (del 31/07/2013 @ 17:53:50, in Diario Simetino, linkato 115 volte)
Sette maggio1888
Delibera 174 –
“Rimozione della fonte della Dea Pallade nel Piano S.
Antonio”
… “Il Sindaco Strano Battaglia Cav. Alessandro espone:
Il sig. Giuseppe Librizzi ha presentato istanza colla quale
riconosciuto che il Consiglio và all’idea di sopprimere dal
Piano S. Antonio la fonte della Dea Pallade, presenta
un’offerta di aver concesso tutti i materiali della fonte, cioè
pietra bianca e nera lavorata, ferro di balaustrata, fanali ed
altro, ed invece egli si obbliga animare coll’acqua comunale
del castelletto Costanzo due beveratoi in detto quartiere o
Piano S. Antonio, costruire ed animare due nuovi castelletti
pel pubblico uso, e gli scoli però o acque di esubero restar
dovrebbero per conto del medesimo.”
Il Consiglio( 17 consiglieri presenti) nomina una
Commissione : Cutore Giuseppe, Impallomeni Sebastiano,
Ronsisvalle Vincenzo, Avola Mario.
 
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16/04/2014 @ 12.15.04
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