Paternonuova: Il Sito di Tutti i Paternesi
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Una "grande piazza" che ospiterá tutti coloro vogliono discutere su quello che
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tali. Prendi questa occasione al volo, collabora con noi e fa' di Paternonuova
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Di Admin (del 03/03/2016 @ 15:52:58, in Arte&Cultura, linkato 72 volte)
 
Di Admin (del 25/01/2016 @ 10:18:18, in Generale, linkato 102 volte)

...

Alle Salinelle, la terra di Arcente, ricorda ancora qualcuno, è ancora fiorente il culto ai Gemelli Palici: gli Intessei, gli Ibloti, gli Adraniti, hanno scoperto che le sabbie salmastre, inumidite dalle acque che sgorgano dai piccoli vulcanetti curano artrosi e reumatismi che affliggono gli anziani.

La notorietà religiosa e curativa del luogo ha superato i confini del Simeto. Vi giungono da ogni parte, in attesa del miracolo che lenisce i dolori insopportabili degli anziani, e, in qualche caso, dei meno giovani.

E sono in tanti, uomini e donne, presenti quel giono per il culto ai Palici e per le cure: è un brulichìo indescrivibile di lamenti invocanti l'aiuto degli Dei per la guarigione, di sacrifici votivi di animali, di ragazzi e ragazze che accompagnano le nonne, canti, sorrisi, relazioni chiacchiere; i cirnechi, alla ricerca del pasto quotidiano annusano i passanti che generosi danno loro un tozzo di pane, mentre pecorelle smarrite sono alla ricerca del gregge e del loro pastore.

Ai bordi delle Salinelle, degli ambulanti offrono, su dei banchi sgangherati, merce a poco prezzo.

Il pellegrinaggio è anche occasione per lo scambio d’opinioni sui fatti del giorno.

Una vecchietta d’Inessa, che di professione fila la lana, camminava da sempre con dei bastoni che l’aiutavano a sorreggersi.
Di lei molti avevano pietà, altri indifferenza.
Si recava ogni giorno alle terme per la cure dei dolori che l’assillavano. Con i bastoni rovistava i fanghi alla ricerca di una grossa pietra sulla quale sedersi e…curarsi in pace.

Sulle rive dei ruscelli e delle Salinelle, Le Ninfe(le Oceanine, le compagne di Proserpina), invisibili agli occhi degli uomini osservano i comportamenti umani; di ognuno di loro conoscono le contraddizioni umane.

E' una giornata alla terme come tante altre. Quando, all’improvviso tra le decine di astanti, una voce anonima, additando la vecchietta che senza bastoni camminava speditamente tra i fanghi, si mette a gridare:

Miracolo! Miracolo!

E tutti a guardare la vecchietta miracolata la quale, commossa per gli sguardi d’attenzione, o di invidia... ringraziava in cuor suo Palici e le invisibili Ninfe.
La notizia si sparge per la vallata simetina, raggiunge i sacerdoti del tempio di Hadrano, a Katane, a Siracusa.
E’ il caso di dire che da quel giorno i pellegrinaggi, con i relativi ex voto, si moltiplicarono.
I Sacerdoti di Hybla, dei Gemelli Palici, erano costretti ad organizzarsi per l’aumento dei culti sacrificali che moltissimi chiedevano loro.

Dato il clamore suscitato dall’evento, a futura memoria, venne posta un’epigrafe:

Una vecchia filatrice, storpia di piedi,
per la buona fama dell’acqua salutare
venne una volta trascinandosi
con bastone di quercia,
che lei invalida sorreggeva.
Pietà tolse le Ninfe, che abitano
le pendici montane dell’Etna,
che emette boati, l’umida dimora
del vorticoso padre Simeto.
E di essa ambedue le zoppe gambe
sane rinsaldò la calda sorgente etnea.
Ella lasciò il bastone alla Ninfe ed esse
liete del dono concessero di mandarla senza sorreggersi”.

(Giacomo Manganaro-da Antologia greca VI(ed H.Beckby, Munchen 1957

intero capitolo: La vita quotidiana - Proserpina - Il Miracolo

http://www.paternonuova.com/dblog/articolo.asp?id=77

 
Di Admin (del 15/12/2015 @ 14:29:36, in Cronaca, linkato 107 volte)

Caro mafioso,

volevo avvertirti che se pensi di potere ancora spadroneggiare nella nostra città ti sbagli di grosso. Se fino a qualche anno fa la società civile rimaneva sbigottita e troppo silente di fronte ai tuoi atti osceni, oggi, invece, siamo pronti a reagire in difesa di tutta la città.

Vedi caro mafioso, noi siamo in tanti e non vogliamo più sentire parlare di mafia, di boss, di inchini, di baci e di soprusi.

Vogliamo parlare del nostro territorio, ricco di risorse,  di storia, di tradizione e di cultura.

Vogliamo parlare della gente che ogni giorno lavora onestamente e contribuisce alla crescita della nostra città.

Vogliamo parlare degli imprenditori che denunciano il pizzo, degli insegnanti che educano i nostri bambini alla legalità, della gente che ogni giorno impiega buona parte del suo tempo per servire un pasto caldo alla mensa sociale, di quanti si adoperano costantemente per fare di Paternò una società migliore.

Vogliamo parlare di arte, di musica, di libri, di storia, di tradizioni, di cultura.

E per fare questo, caro mafioso, tu te ne devi andare. Noi non possiamo più tollerarti. Non possiamo più accettarti come un fatto, sì spiacevole, ma comunque inevitabile.
Siamo decisi a resistere e qualunque intimidazione dovessimo ricevere otterrebbe soltanto l’effetto di moltiplicare la nostra determinazione contro ogni sorta di sopraffazione.

Tu non ci rappresenti caro mafioso, e sebbene qualche giornalista in cerca di scoop vuole far credere il contrario, tu non sei lo specchio della città.

Il tuo gesto insulso, fatto nel nome della nostra Barbara, ha suscitato in noi rabbia e repulsione, contro di te e contro tutto quello che rappresenti e non tollereremo più che si dica “tanto è sempre stato così”, perché questo è il momento di cominciare a cambiare le cose.

Te ne devi andare, caro mafioso, qui non hai più cittadinanza. Qui ci devono abitare i contadini che si spaccano la schiena, i commercianti che tirano su la saracinesca alle 7.00 del mattino, i bambini che vanno a scuola per avere un futuro, le donne che lavorano e tornano a casa stanche e devono badare pure alla casa. Caro mafioso, ti sei accorto di quanto è bella l’Etna che sovrasta il paese, di quanto luccica il nostro barocco, di quanto profuma la nostra campagna, di quanto è viva la nostra gente. Cosa c’entri tu con tutto questo splendore? Cosa c’entra la mafia con la nostra Paternò? Cosa c’entra la nostra Barbara, la nostra fede, con la violenza, con la morte, il malaffare, il pizzo, la corruzione che hai per anni imposto alla nostra terra? Non c’è più posto per te. Te lo dico da donna, da lavoratrice, da avvocato, da amministratrice, da Fedele barbarina e soprattutto da paternese. Te lo dico e non sarò la sola. Te lo diremo in tanti oggi per l’ennesima volta e ci auguriamo di cuore che sia l’ultima. La fine di un incubo e l’inizio di una nuova alba, quella del riscatto.

A nome della città, l’assessore alla Cultura del Comune di Paternò,

Valentina Campisano.

 
Di Admin (del 09/12/2015 @ 12:23:29, in Generale, linkato 168 volte)

Caro Giornalista, caro amico che vivi fuori dalla nostra citta, cari Italiani,

Abbiamo Sbagliato. Purtroppo si, e siamo mortificati!!! 

Dovete sapere però che la realtà non è come mostrata e che la Città non e’ quella che appare. Eppure abbiamo sbagliato e siamo arrabbiati, indignati e sembriamo sconfitti

In  città si convive, si lotta, si reagisce, con forza, ma purtroppo si convive con una dimensione opposta alla nostra e Credimi non è Facile anche se può sembrare strano. Conviviamo con una realtà' che non ci piace e purtroppo nel logorarci restiamo a volte assuefatti da alcune cose come se queste fossero normali.

La vera città Non è quella che è stata rappresentata o illustrata, anche se nella quotidianità si fa fatica a farla emergere, Imprenditori coraggiosi, Volontari, Semplici Cittadini, nonostante tutto andando anche contro corrente lottano ogni giorno denunciando e attivandosi per far continuare a vivere questa Città.

Noi siamo stanchi, di trovare auto incendiate, di sentire di morti ammazzati (anche per Gelosia), di vedere gente che "entra ed esce" dal Carcere come si fa in un albergo, siamo stanchi di sentire di vetrine di negozi abbattute, di rapine a tinchite', …e di ballate. Siamo arrabbiati perché' oltre a noi qualcuno altro al di fuori lo ha notato e ci ha giustamente o ingiustamente accusati e quindi ci sentiamo comu “u curnutu e vastuniatu”.  

 

Lo stesso è avvenuto qualche tempo fa per il funerale del Boss!. No quello di Roma, ma del primo che proprio qui fu fatto. Sì a Paternò.Non lo abbiamo dimenticato. Anche allora nessuno ha visto e nessuno ha potuto ma è stato fatto sotto gli stessi occhi. Quelli della CITTA’, quelli nostri....

E' vero noi non siamo come loro e non centriamo niente... ma ci siamo inchinati.

Ci inchiniamo ogni qualvolta lo permettiamo, ci inchiniamo ogni qualvolta  non ammettiamo che ciò che è successo si poteva evitare, quando diciamo che è un sciocchezza, quando diciamo che non è colpa nostra, Ci inchiniamo ogni qualvolta non facciamo niente per difendere le fasce piu’ deboli, Ci inchiniamo ogni qualvolta parliamo o vediamo le nostre Strutture abbandonate, ogni qualvolta riprogettiamo e riparliamo invano di sviluppo, ogni qualvolta Buttiamo la Spazzature in luoghi e orari sbagliati, ogni qualvolta posteggiamo in seconda e terza fila, ogni qualvolta dimentichiamo che siamo persone ONESTE DIGNITOSE  ... 

 

Nel caso specifico: Le “Varette” sono  il simbolo del cereo, della Luce, dell' Offerta della Città alla Santa Patrona, Solo ad Ella si possono inchinare!!!! Ecco perché' a nessuno altro soggetto può essere fatto. Proprio a nessun altro (chiunque esso sia) e no come purtroppo avviene da anni ogni  porta e purticatu…. La processione Quest'anno è stata più veloce degli altri anni ,non perché' i portatori hanno fatto uno sgarbo alla Santa, ma perché' durante i due giorni hanno evitato di ballare davanti a Chi che sia e a benedire case di parenti, amici e amici degli amici! …! I Cerei sono della CITTA' e la CITTA’ deve sapere dove vanno e cosa fanno. Se evitiamo che girino distanti dalla Santa sicuramente avremmo risolto parte del problema…

Comunque abbiamo sbagliato e per questo chiediamo scusa ai nostri figli, ai commerciati che in questi anni hanno subito, ritorsioni, Pizzo, Danni, chiediamo scusa a coloro hanno lottato e che ci hanno detto di non sottovalutare le piccole cose, perché' piccole non sono. Chiediamo Scusa a Santa Barbara alla quale sempre Chiediamo e mai promettiamo.

Il problema è grosso e serio! 

Comunque abbiamo capito e siccome non siamo tutti uguali, abbiamo capito, … almeno Noi abbiamo capito. Si faranno nuovi regolamenti, maggiore attenzione, amggiori controlli... e NON CI INCHINEREMO PIU'

 

Questo perche' Nessuno può appropriarsi della nostra DIGNITA’, della Nostra Liberta’ e della Nostra Speranza… Nemmeno Tu!

S.A.A.

 
Di Admin (del 17/11/2015 @ 10:43:13, in Arte&Cultura, linkato 119 volte)

L' Associazione  Musicale  Culturale

Coro Polifonico Sturm und Drang  e Orchestra L’Estro Armonico di Paternò

in collaborazione col comune di Paternò
Invita la S.V. alla

                FESTA MEDIEVALE
                Musica, arte e danza alla corte di Bianca di Navarra

    Rievocazione in Musica 


Acropoli di Paternò – Ingresso libero

          Estemporanea ed esposizione a cura degli artisti:

  Roberto Fabio Coniglio,

 Giuseppe D’Angelo,

Sebastiano Fonti,

 Maria Francesca Raffone,

Gaetano Virgillito



 Sabato 20 Giugno

 ore 19:00 in Piazza Regina Margherita Corteo Storico lungo via Vittorio Emanuele per         giungere a Piazza Umberto dove la Regina Bianca di Navarra dà inizio ai due giorni di festa,  segue esibizione sulla Scalinata della Matrice a cura degli Sbandieratori Antica Ibla Major .
 ore 20:00 sulla spianata del Castello Normanno spettacolo di equitazione a cura della Associazione Sportiva Vento dell’Est  ed esibizione musicale a cura deiMedievales  Aetnei,

del Coro Sturm und Drang  e del Coro di Voci Bianche Angelica Vox.

Domenica 21 Giugno

 Ore 18:30  sull’Acropoli esibizione di tiro con l’arco a cura del Gruppo Storico Arco                Club Serro, spettacolo di equitazione a cura dell’Associazione Sportiva Vento dell’Est,     animazione a cura della Compagnia Ferro e Fuoco e degli Sbandieratori Antica Ibla Major  
  • Ore 19:45 San Francesco alla Collina Rievocazione in Musica a cura dei Medievales Aetnei,

 del Coro Sturm und Drang  e Coro di Voci Bianche Angelica Vox, direttore  S. Coniglio.

A seguire spettacolo di danze orientali a cura della Compagnia di danzaEshta Academy”          del  Mohamed.

 N.B. Il programma può essere suscettibile di modifiche                                                                

Scenografie e Grafica: Roberto F 

 
Di Admin (del 16/11/2015 @ 15:39:55, in Arte&Cultura, linkato 142 volte)

Video realizzato da Alfio Cartalemi

 
Di Admin (del 27/10/2015 @ 16:48:19, in Eventi ed annunci, linkato 23 volte)

 

 
Di Admin (del 07/05/2015 @ 13:49:37, in Eventi ed annunci, linkato 214 volte)
Sabato 9 Maggio 2015 alle ore 18:30 Santa Messa Chiesa Sacro Cuore Paternò
 
Di Admin (del 06/03/2015 @ 15:47:56, in Eventi ed annunci, linkato 253 volte)


Domenica 8 Marzo ore 10:30 davanti al Presidio Ospedaliero.

Paternonuova c'e'

 
Di Agata Rizzo (del 06/02/2015 @ 08:59:12, in Paterno'...al Femminile!, linkato 274 volte)

Con il “sacco” verde o bianco sono sempre di più le devote di S. Agata che prendono parte alla festa

della santa Patrona di Catania, una volta assoluto privilegio maschile.

Ma ormai da molti anni le pari opportunità sono entrate nella festa, grazie anche all’impegno di

associazioni laiche femminili.

Il Circolo Femminile Sant’Agata, la cui presidente è la dott.ssa Mariella Aurite (chirurgo d’urgenza

all’ospedale Vittorio Emanuele di Catania), nato circa venticinque anni fa con monsignor Lucio

Rapicavoli, ne è l’espressione più efficace.

Oggi sono oltre trecento le socie del circolo tra cui anche molte bambine, iscritte alla nascita dai

genitori devoti.

La devozione e l’impegno delle socie non è circoscritto ai festeggiamenti agatini ma si esprime tutto

l’anno, con azioni di volontariato e catechesi.

Il Circolo Femminile Sant’Agata ha, tra l’altro, un primato: è l’unica associazione cattolica a

festeggiare l’otto marzo in maniera religiosa, organizzando in occasione della “Giornata

Internazionale della Donna” conferenze dedicate all’universo femminile e al suo rapporto con la

spiritualità. La giornata si conclude con un omaggio floreale a Sant’Agata, come simbolo di tutte le

donne martiri.

E di questi tempi sappiamo bene quante donne e bambine sono vittime di  “martirii moderni”: il

femminicidio, la discriminazione di genere sin dalla più tenera età, l’abuso sessuale…

E questo è stato il messaggio che  Monsignor Salvatore Gristina ha lanciato quest’anno al popolo

dei devoti agatini: “La violenza subita da Sant’Agata purtroppo è la stessa che tante donne oggi

subiscono in silenzio, spesso da parte dei loro uomini. Quante sorelle vivono nel terrore!” 

Anche in altre parti del mondo le donne sono protagoniste della devozione agatina: in Spagna, a

Zamora, esiste una confraternita tutta femminile dedicata a Sant’Agata e proprio in occasione della

Sua festa le donne celebrano la “Giornata Internazionale della Donna”, comunemente chiamata

“Festa della donna” e quel giorno la priora della confraternita diventa sindaco della città.

Una santa moderna, dunque, che si presta anche a una lettura laica del coinvolgimento delle donne

nei festeggiamenti in onore della Patrona di Catania, come ci ricorda lo studioso e giornalista

Antonino Blandini,  (Sicilia in Rosa –Febbraio 2014): “C’è stato un tempo in cui le donne che

partecipavano ai festeggiamenti in onore di Sant’Agata a Catania erano numerosissime. Un’usanza

di cui scrive anche Giovanni Verga. Dopo il terremoto del 1693 e fino alla fine dell’ottocento le

donne partecipavano alla festa velate; erano le cosidette ‘ntuppatedde, coperte da un manto che

lasciava scoperti solo gli occhi. Da lì, nel Novecento, sarebbe nata una maschera di Carnevale

chiamata domino.”

Le ‘ntuppatedde, erano, dunque, donne travestite che scendevano in strada, in incognito,

mischiandosi alla folla nel giorno delle processioni. “Non potevano trainare il fercolo, né vestirsi di

bianco. E non potevano entrare nelle chiese agatine. Ma così travestite, irriconoscibili, si facevano

audaci, stuzzicavano gli uomini, ai quali chiedevano “cortesie”, erano molto sensibili alle

galanterie”.

Un’altra tradizione, questa religiosa, che riguarda il rapporto delle donne catanesi con Sant’Aituzza 

si sviluppò nei primi anni del Novecento per durare alcuni decenni , come ci ricorda, ancora, il

Blandini: “La mattina del 4 febbraio le nostre donne uscivano di casa scalze e si recavano in

cattedrale per la Messa dell’Aurora. Era la prima accoglienza della Santa, a cui rivolgevano questa

preghiera in dialetto: Sant’Aita che è la prima virginedda/ lappi li martiri picciridda/Quannu nesci

da so cammaredda/Straluci comu na lucenti stidda.

Poi si scioglievano i capelli, un’usanza antichissima, in segno di penitenza, perché il giro del 4

febbraio, vigilia della festa vera e propria, per secoli è stato penitenziale. Da cui viene la scurzitta

nera indossata dagli uomini, che rappresenta le ceneri sul capo.”

Ieri come oggi, dunque, le donne sono sempre state protagoniste della devozione a Sant’Agata, ‘a

picciridda” che morì a 15 anni, il 5 febbraio del 251, per sostenere la sua fede di cristiana e la libertà

di poterla praticare.

Cittadine…Tutte devote tutte…Viva Sant’Agata!!!

Agata Rizzo

 
Di Admin (del 18/11/2014 @ 12:02:35, in Arte&Cultura, linkato 276 volte)

Quasi ogni settimana ormai lo spettacolo si ripete e la gente accorre come un tempo a massa.
Tanto e' l'entusiamo che anche la stampa ne da il giusto risalto!
Beh, i pupi sono disegnati e costruiti in maniera diversa ma conservano sempre il loro tradizionale aspetto e carattere.
Pippinendu, Orlando, Rinaldo, Carlo Magno, Angelica, e poi c'e' sempre Gano di Magonza, inconfondibile...
Il pubblico partecipa con passione e si fa coinvolgere al punto di interloquire e si fa Pupo a sua volta.
Certo quei pupi si muovono in maniera diversa rispetto ad un tempo ma sempre ai fili rimangono legati e ogni qualvolta il puparo si dimentica di muoverli, loro oggi anziche' rimanere fermi come quelli di un tempo,
si muovono come se entrassero nel panico in quanto privi di conoscenza del ruolo che hanno. Ma poi fortunatamente il Puparo (Pupo a sua volta) muove i fili e da la voce....
Il pubblico applaude, urla, si arrabbia e applaude ancora.
Menomale che tutto cio' e' solo l'opera e Pupi!!!!!   ....o No?

A. S. A.

 
Di nino tomasello (del 25/10/2014 @ 17:32:49, in nino tomasello, linkato 292 volte)
La notte del 31 ottobre, l’ultimo giorno dell’antico calendario celtico (600 a.C.), ricorre in America e nel mondo anglosassone la Festa di Halloween: coinvolge adulti e bambini. Bambini ed adulti, vestiti in modo spaventoso, portando cesti vuoti, girano per le strade e facendosi luce con originali lanterne ricavate da zucche chiamate Jack-‘O-Lantern bussano di porta in porta dicendo “ Trick or Treat”(dolcetto o scherzetto). Chi apre la porta e non dona dei dolci, subirà la vendetta dei bambini con degli scherzi. Halloween deriva da All Hallows’ Eve,Vigilia di tutti i Santi. La tradizione celtica (600 a.C.) tende a scacciare gli spiriti maligni, a esorcizzare la morte e a propiziare un buon raccolto per l’anno nuovo! La tradizione nell’era della globalizzazione, com’è naturale, si diffonde e i contadini guadagnano qualche soldo dalla vendita delle zucche! Nei paesi etnei, nel periodo di Natale, i ragazzini attrezzati di una cesta vuota, vanno in giro per le case a cantare “a strina”e, tanto cantano, finché le mamme o le nonne non aprono la porta ed offrono loro dei doni! Frattanto ci ricordiamo che fra qualche giorno la Chiesa ricorda Tutti i Santi e l’indomani, il novembre la Festa dei Morti. Da tempo immemorabile, da Omero a Virgilio, per non parlare della concezione dantesca, abbiamo sempre registrato nella nostra memoria collettiva la capacità d’immaginare con i nostri defunti dei rapporti affettivi, i quali, grazie ai lieti ricordi, fanno diventare verosimile la continuità del rapporto affettivo. D’altra parte, noi ci rivolgiamo ai Santi, legittimamente canonizzati e non, per intercedere presso l’Onnipotente perché ci dia la capacità di dare una dimensione esistenziale della nostra esistenza. Secondo la Chiesa, oltre alle anime dei Santi canonizzati (l’ultimo è Papa Montini), ci sono tantissimi altri spiriti di persone comuni che sono già Santi e quindi in grado d’intercedere presso Dio: sono i nostri nonni. E i nostri nonni, quando erano in vita , come i nostri genitori, ci portavano per negozi dove i giocattoli esposti aspettavano d’essere … comprati …(dai nostri morti per i loro nipotini!). Alla fine d’ottobre i genitori interrogavano i bambini sui loro desideri: chi desiderava una bicicletta, chi una bambola, chi semplici pezzi di mostarda e frutta secca, chi una sciarpa o un golfino. I bambini erano invitati a comportarsi bene, … altrimenti i Morti, (i loro nonni o bisnonni etc), non sarebbero andati per i negozi di Via Vittorio Emanuele o alla Fiera dei Morti per comprare … i giocattoli! Durante la notte, i Morti avevano … materializzato i desideri dei bambini … consegnando a … domicilio: sotto il letto, sotto le coperte o sotto il cuscino, o in qualche angolo remoto della casa. Passavano presto i giorni dell’attesa e la Notte, quella Notte, ci si addormentava con difficoltà, in attesa del risveglio … dei giocattoli e … delle mostarde. … Assonnati e felici, i bambini e le bambine “vestiti di nuovo” con bambole e biciclette, masticando pezzi di mostarda e pupi di zucchero, e quant’altro si riversavano sulle strade. Era un giorno di Festa che umanizzava, esorcizzava la morte. Nell’era della globalizzazione totale, la Festa dei Morti può ancora esserci utile (adulti compresi!), soprattutto dopo le tante stragi in corso d’opera nel mondo integralista islamico e non, che, nel centenario della Prima guerra mondiale, stravolgono la cultura delle relazioni universali tra gli uomini e le donne del nostro tempo. Halloween! I Morti ! Per i bambini è festa! Nino Tomasello
 
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