Paternonuova: Il Sito di Tutti i Paternesi
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\\ Paterno' nuova : Storico : Eventi ed annunci (inverti l'ordine)
Di seguito gli interventi pubblicati in questa sezione, in ordine cronologico.
 
 
Di Admin (del 02/11/2010 @ 10:56:37, in Eventi ed annunci, linkato 822 volte)

 VI centenario Giovan Battista Nicolosi

Il profeta trascurato dalla Città viene, via via, sempre più onorato Nemo propheta in patria! Il celebre detto latino ben si adatta alle vicende del giovane sacerdote Giovan Battista Nicolosi, nato a Paternò il 6 o il 7 ottobre del 1610. Il Nicolosi oggi è commemorato e celebrato con tutti gli onori dai suoi concittadini ma corre l’obbligo ricordare che non sempre fu così amato a Paternò, tanto che , deluso ed amareggiato per la scarsa stima che i suoi compaesani gli dimostravano, decise di abbandonare la sua città facendo il gesto tipico dell’epoca di buttarsi alle spalle una pietra , accompagnando l’atto con la seguente ottava, diventata emblema del suo dolore e del suo sdegno: Ingratissima patria, empiu rizzettu di genti iniqua, scelerata e dura, ju di cca partu e pri darreri jettu/ ‘napetra e fuju l’udiusa mura. Di tia chi grazii e chi favori aspettu, si non miserii e tradimenti ognura? Mala naca mi dasti e peju lettu, / pessima mi darai la sipurtura! Lasciata la natia Paternò Giovan Battista Nicolosi si trasferì a Roma, ove venne riconosciuto ed apprezzato per il suo straordinario sapere, per la sua ricerca scientifica, per l’impegno nella conoscenza di più lingue, della matematica e della geografia. Nonostante il sentimento ambivalente di “amore/odio” che lo legava alla sua Paternò, il Nicolosi , nel suo voluto esilio, non rinnegò mai le sue origini tanto da arrivare ad aggiungere nei suoi lavori accanto al suo nome, l’indicazione “Hyblensis” ovvero “da Paternò”. Oggi viene, soprattutto, ricordato come grande geografo ed eccellente cartografo ma la sua immensa cultura lo portò a spaziare dal mondo scientifico a quello umanistico con grande successo, tanto che per le sue eccelse doti umane e culturali si guadagnò la stima e la riconoscenza delle più alte personalità del tempo (Papi, Cardinali, l’imperatore Leopoldo I , principi e marchesi..) da cui le definizioni di “…più grande geografo del tempo”, “Principe della geografia; “Dotto e pio” …. Ritornato a Paternò per riabbracciare l’anziana madre, i fratelli e le sorelle, ben presto il Nicolosi lasciò che l’amore per la sua amata città prevalesse sugli antichi rancori e, riconciliato con la sua gente, elargì importanti doni alla Città, tra cui un grande dipinto su tela del Santo Martire Nanieno alla parrocchia paternese di Santa Maria dell’Alto ed una reliquia del Santo; in seguito inviò in dono alla chiesa di Santa Barbara, protettrice di Paternò, due reliquie: una di San Castorio ed una di Santa Comasia. Suo anche il merito, tra gli altri, di aver procurato al Capitolo della Collegiata di Santa Maria dell'Alto l’estensione del privilegio delle Cappe Magne, allora riservato soltanto ai cardinali. Dopo la morte, avvenuta a Roma nel 1670, Paternò riconobbe finalmente i grandi meriti di Giovan Battista Nicolosi e Gli tributò grandi onori intitolandogli la seconda arteria cittadina, una scuola media e la biblioteca comunale presso l'ex Monastero delle Benedettine, nonché, nel 1974, il Centro Studi “G. B. Nicolosi” e istituendo, inoltre, ad opera del Lions Club di Paternò un premio da assegnarsi annualmente a quei concittadini che si sono distinti in vari campi della cultura e del sociale. Nel quattrocentesimo della sua nascita, due importanti iniziative culturali hanno inteso onorare il grande geografo paternese, ormai riconosciuto unanimemente come il cittadino più illustre di Paternò: la costituzione del “Comitato Civico pro Giovan Battista Nicolosi” e un Caffè Letterario, a cura dell’Istituzione Biblioteca Comunale, titolato “Quattrocentenario della Nascita di G.B. Nicolosi”, con la presenza, tra gli altri, dell’attore paternese Giovanni Calcagno e di Giuseppe Barbagiovanni, artistico fotografo e presidente regionale dell’Associazione SiciliAntica Ragazzi che, per tale evento, ha realizzato il logo istituzionale della Biblioteca Comunale ed un segnalibro. Nel corso dell’incontro, presentato dal Presidente dott. Ignazio Fonzo, ha avuto luogo la consegna di alcune targhe ricordo a quei laureati che – negli anni 2000/2010 –hanno incentrato la loro tesi di laurea sul territorio, la storia, la cultura e le tradizioni di Paternò. Al “Comitato Civico pro Giovan Battista Nicolosi”, che nasce circa 10 mesi fa a cura di un gruppo di cittadini amanti della cultura, presieduto da Gianluca Vota e che vede, tra i suoi fondatori Padre Salvatore Alì, il dott. Vincenzo Anicito, giornalista, il prof. Antonio Arena, Paolo Di Caro, l’architetto Francesco Finocchiaro, il giornalista Francesco Giordano, l’architetto Giuseppe Mirenda, il prof. Carmine Rapisarda, Fabrizio Rizzo e il giornalista Salvatore Spampinato, va riconosciuto il merito di avere realizzato, con Poste Italiane, l’Annullo Speciale e un Cartellone ricco di impegni, tra cui un’interessante conferenza durante la quale sono stati premiati alcuni alunni delle scuole della città, per aver realizzato due delle cartoline commemorative dell’evento, nell’ambito del Concorso “Una Cartolina Per Giovan Battista Nicolosi”. Il culmine delle commemorazioni inserite nel Cartellone, vedrà il 31 ottobre la benedizione, da parte del Rev.do Prev. Sac. Salvatore Alì, della lapide commemorativa del quattrocentenario della nascita dell’insigne Nicolosi, che sarà collocata nella Cappella di San Nanieno, nella Chiesa di Santa Maria dell’Alto, A Matrici, dove è conservato il grande dipinto su tela del Santo Martire Nanieno, come già ricordato donato dal Nicolosi alla Città nel 1659.
Agata Rizzo agata.rizzo@hotmail.it
Pubblicato sul “L’Alba”-Ottobre/Novembre 2010

 
Di Admin (del 09/05/2010 @ 15:16:32, in Eventi ed annunci, linkato 274 volte)

Il nove maggio la Repubblica Italiana celebra La Giornata della Memoria delle vittime del terrorismo e delle stragi

“… senza nulla togliere alla giustizia che deve trionfare perché sulle nostre bocche ci sia sempre il perdono e mai la vendetta, sempre la vita e mai la richiesta della morte degli altri” …

I Cristiani affidano all’Onnipotente
- le anime delle vittime
- il bisogno di Pietà di quanti usarono immotivata violenza per affermare le loro idee
- Il bisogno dell’espansione della cultura della condivisione, della corresponsabilità, del rispetto delle diversità culturali tra i credenti e i non credenti del nostro tempo.

Parrocchia Sacro Cuore-Paternò 10/5/ 2010-ore 18,30- Celebrazione S. Messa.

 
Di Agata Rizzo (del 31/03/2010 @ 17:41:29, in Eventi ed annunci, linkato 781 volte)

Emozine, commozione, gioia in un intreccio di sentimento religioso e di tradizione
Pasqua a Paternò: dalla Morte alla Resurrezione
A “Festa di li festi” che ancora oggi richiama fedeli ed emigrati da ogni dove

 La Collina Storica, o Gangea, è, da secoli, teatro indiscutibile della Pasqua paternese: dalla processione del Cristo Morto a quella del Risorto che escono, ambedue, dalla Matrice. Il primo, grande dramma religioso che si vive nella maestosità della Collina Storica, l’acropoli epicentro e testimone della storia della Città, è il Venerdì Santo, la giornata della processione del Cristo Morto e della Vergine Addolorata: quella che i paternesi chiamano “ à nisciuta do Signuri mortu”. Già dal pomeriggio il popolo dà la scalata al colle, per assistere alle sacre funzioni e alla processione più sentita e partecipata dalla Città. Quello che per tutto l’anno è uno spazio deserto, a Pasqua diventa una città viva, una piazza in movimento. Puntualmente, all’imbrunire, dalla chiesa di Santa Maria dell’Alto, a’ Matrici, in uno scenario quasi irreale, i due simulacri escono per darsi alla città, per offrire ai paternesi ed ai numerosi visitatori una intensa esperienza emotiva e di sincera commozione, in cui si intrecciano sentimento religioso, cultura popolare e tradizione. E’ un rito che affonda le sue radici in un passato lontano ed è una delle poche tradizioni religiose della Città che non ha subito grandi cambiamenti. I pregiati simulacri dell’Addolorata e del Cristo Morto, opera del noto artista paternese Giacinto Gioco (1857-1928), usciti dalla chiesa di Santa Maria dell’Alto scendono dalla scalinata settecentesca: è questo uno dei momenti più suggestivi e struggenti di tutta la processione. Tutto concorre a creare un clima di profondo pathos: l’andatura dei portatori dei due simulacri lenta, cadenzata dalle note grevi della marcia funebre intonata da una banda di musicisti, l’oscurità della scalinata (la protagonista sottesa) punteggiata di luci soffuse, (nel ‘700 si scendeva verso la città a lume di torcia) e la totale partecipazione del popolo che esprime con il silenzio e intime preghiere sentimenti di mestizia, di tristezza, di pietà. Ma se il Venerdì Santo rappresenta il clou delle sacre rappresentazioni pasquali perché si celebra la Passione e la Morte di Cristo, la vera protagonista del dramma religioso che si consuma è la Madonna Addolorata. Un grande scrittore siciliano, Leonardo Sciascia, né dà, con molta lucidità, questa chiave di lettura: “...Cristo,al momento della cattura, è già nella morte. E il morto è morto come si dice in tutti i proverbi che consigliano pace, rassegnazione, omertà. Ma la madre è viva: dolente, chiusa nel nero manto della pena, trafitta... Il vero dramma è suo: terreno, carnale. Non il dramma, dunque, del divino sacrificio e dell’umana redenzione; ma quello del male di vivere,dell’oscuro, viscerale sgomento d fronte alla morte, del chiuso e perenne lutto dei viventi...”. Anche l’iconografia delle due statue suffraga la centralità di Maria: l’Addolorata con la sua verticalità costituisce la vita, l’umanità; al contrario di Cristo orizzontale, statico, morto. Ogni madre partecipa al dolore dell’Addolorata, si immedesima nel suo strazio… E la Madre e il Figlio Morto, lentamente scendono a valle per dare vita alla processione più straordinaria dell’anno che vede come protagoniste le antiche Confraternite, le Addoloratine, l’Azione Cattolica, le associazioni parrocchiali e laiche, le Crocerossine, le autorità civili e religiose. I due simulacri, portati a spalla, dondolati dai portatori impettiti nei loro abiti neri, quasi disegnano con piccoli passi un’ellissi in movimento. Quella dei portatori dei due simulacri è una delle tradizioni della Città strettamente legata alla Pasqua, ed in particolare al Venerdì dell’Addolorata e al Venerdì Santo, in quanto nel passato vigeva l’uso di tramandare di padre in figlio il diritto a portare a spalla le due monumentali vare. Per dare un’idea della grandiosità dei due fercoli basti pensare che i portatori dell’Addolorata sono 34, che durante la processione si alternano tra circa 80 devoti , mentre quelli del Cristo Morto sono circa 50, su oltre un centinaio di devoti che si danno il cambio! Placche metalliche inchiodate alla base dei simulacri con i nomi incisi degli storici portatori, testimoniano l’antica tradizione, considerata un vero e proprio onore, oltre che una sentita devozione, per i tanti giovani che, oggi come ieri, aspirano a tale ambito ruolo. Passato “l’arco”, l’antica porta medievale, il corteo scende a valle e si snoda per le vie cittadine. Anticamente, in tale giorno di dolore si osservava “il trapasso”, cioè non si toccava cibo dal giovedì sino al venerdì sera quando si concludeva la Processione del Cristo Morto. Le sacre immagini vengono accompagnate da un vero e proprio fiume umano, percorrendo antiche viuzze che all'imbrunire, in questa speciale occasione, si avvolgono di un alone mistico. Da qualche anno è stata ripresa l’antica tradizione del “Cunsolu”, l’esposizione, cioè, dei simulacri del Cristo Morto e dell’Addolorata che si possono visitare presso la chiesa di Santa Margherita, il sabato mattina. I riti si chiudono nella notte del Sabato Santo, quando viene celebrata la “Svelata”. È l’antica rievocazione della resurrezione del Cristo, che dopo l’alzata di un sipario appare vittorioso sull’altare della Chiesa, decorato di mille fiori e illuminato da una molteplicità di luci. Pasqua, che deriva, attraverso il latino Pascha e il greco Paska, dalla parola ebraica Pesah il cui significato indica il "passaggio" conferma il passaggio da una condizione all’altra: dalla vita alla morte, e poi, ancora alla Resurrezione. E la domenica di Pasqua, la Collina Storica che nel Venerdì Santo era stata teatro di grande mestizia, accoglie con trionfo il Cristo Risorto con la bandiera bianca, simbolo di Pace universale, la vittoria della vita eterna sulla morte corporale, che dalla Matrice inizia la Sua processione verso il fondovalle, accompagnato festosamente da numerosi fedeli e, soprattutto dai coltivatori diretti , organizzatori della Festa del Risorto. E’ il “Signore risuscitato”! … Dicono i nonni ai bambini e alle bambine, ancora impressionati, nella loro memoria, dalla statua del Cristo Morto… Cambiano usi e costumi , ma ancora oggi Pasqua si riconferma a festa di li Festi, un periodo denso di tradizioni e riti, che ogni anno richiama fedeli ed emigrati da ogni dove: è uno dei momenti simbolici della memoria collettiva della città, motivo di aggregazione e di unità per tutti i paternesi.
Agata Rizzo
agata.rizzo@hotmail.it

 
Di Agata Rizzo (del 02/03/2010 @ 16:57:48, in Eventi ed annunci, linkato 235 volte)

lunedì 8 marzo 2010
Giornata internazionale della donna 2010

 L'8 marzo si celebra "la giornata internazionale della donna". Nella sua campagna di comunicazione il Parlamento europeo lancia un messaggio chiaro e diretto: "VIOLENZA CONTRO LE DONNE: INSIEME POSSIAMO FERMARLA!". La violenza contro le donne è la più diffusa violazione dei diritti dell'uomo, senza limiti geografici, economici o sociali. Inoltre, nonostante gli sforzi messi in opera a livello nazionale, comunitario ed internazionale, il numero di donne vittime di violenze è allarmante. Ogni giorno in Europa una donna su cinque è vittima di violenza, e tra il 20 e il 25 per cento delle donne europee ha subito violenza fisica almeno una volta nel corso della sua vita. Sono dati che devono farci riflettere perché la violenza fisica è la prima causa di morte e invalidità per le donne nella fascia di età tra i 16 e i 44 anni. Colpisce più del cancro e degli incidenti stradali. Il dato è ancora più allarmante se consideriamo che il 95% degli abusi avviene in ambiente familiare, ma solo il 18,2% delle vittime considera la violenza domestica un reato". Nella sua campagna di comunicazione il Parlamento europeo invita tutti a unirsi per dire basta alle violenze. VIOLENZA CONTRO LE DONNE: INSIEME POSSIAMO FERMARLA!

Agata Rizzo
 
Di Agata Rizzo (del 10/02/2010 @ 11:59:23, in Eventi ed annunci, linkato 694 volte)
Quando si parla del Carnevale di Paternò, il ricordo corre ai magnifici anni in cui veramente la festa connotava la città come uno dei luoghi della provincia di Catania ,e non solo, dove si svolgeva il Carnevale più allegro di Sicilia! Nato nel 1868 per essere poi sospeso negli anni delle grandi guerre, il carnevale paternese vive, ininterrottamente, dal 6 gennaio del 1950, anno in cui fu ripristinato. Secondo soltanto ad Acireale, dove la festa carnascialesca ha assunto nel tempo la peculiarità specifica dei grandi carri allegorici e delle macchine infiorate, a Paternò si arrivava in massa con ogni mezzo e da ogni luogo, per divertirsi in sana allegria tra maschere e balli nelle piazze principali e a strata ritta. Una fiumana di gente invadeva allora la città che, da subito dopo l’Epifania, si trasformava in un’enorme pista da ballo. Vestita a festa per un mese, Paternò accoglieva i numerosissimi visitatori che facevano a gara per trovare un posto per il parcheggio, e nei bar (Platania, Grasso, Caserta, Manno…) si formavano file interminabili per le consumazioni, mentre i circoli cittadini facevano a gara per organizzare divertenti ed eleganti serate post ballo in piazza. Il carnevale veniva ufficialmente “aperto” da un trio, vere e proprie maschere caratteristiche dell’epoca: Luigi Tomaselli detto "avvucatu" in costume da marito, Barbaro Battiato “Acidduzzu” la “moglie”, Francesco Ottone “Mamèu”. Non vogliamo fare sterile dietrologia, ma come diceva un famoso personaggio televisivo, la domanda sorge spontanea: cosa è rimasto di quel carnevale? Scomparsa definitivamente intorno agli anni ‘80, per motivi di ordine pubblico, la tradizione dei balli pubblici nelle vie cittadine, il carnevale di Paternò, tra alti e bassi, è andato avanti grazie, soprattutto, alla volontà delle maestranze locali che , caparbiamente, ogni anno si ripropongono con le loro opere. Stiamo parlando dei Maestri Artigiani che, con grande maestria, tramandandosi passione e tecnica, con i loro carri allegorici, le macchine infiorate e i gruppi in maschera fanno rivivere ogni anno lo spirito del carnevale, festa per antonomasia dell’allegria e della spensieratezza ma anche della trasgressione. I “carri allegorici”, immensi monumenti di cartapesta, sono vere e proprie forme d’arte realizzate da maestri artigiani locali che concorrono, ogni anno, ai premi messi in palio dal Comune. Non si può fare a meno di ricordare carristi storici della Paternò passata come Santo Fallica, Liberato Castro, Vincenzo Di Martino, Giosué Gulisano, Nino Caliò, Chiantello, Virgillito, Ronsivalle, il maestro ceramista Barbaro Messina, i quali si servivano anche dell’ opera di valenti artisti come Giuseppe Fallica Impallomeni, Giuseppe e Beniamino Carmeni, Giovanni Verna, Carmelo Navarria, Salvatore Gulisano, Giuseppe D'Ignoti, Adamo Impallomeni, Pietro Russo, e tanti altri ancora... Peculiarità di Paternò, oggi come ieri, sono anche le famose “Macchine infiorate” che regalano ogni anno un tocco di eleganza e vivacità alla tradizionale sfilata che, partendo dalla Villa Moncada, in un circuito classico che tocca le principali vie cittadine, si conclude a sera inoltrata in Piazza Indipendenza. Tra gli artigiani storici del fiore ricordiamo Antonino Asero, Gaetano Meci e Antonino Abate, ma anche validi artigiani dei giorni nostri quali, tra i tanti, Antonino Licciardello, Benedetto Abate, Tirenna, Statella, Accolla, ecc… Infine, tradizione consolidata è quella dei “gruppi in maschera” , con magnifici costumi e bravi figuranti che, instancabili, danno vita a festosi caroselli di suoni, danze e colori. Tra i realizzatori di queste vere e proprie spettacolari coreografie ricordiamo, tra gli altri, l’eclettico Gianni Rapisarda che con la sua passione e creatività ha sempre contribuito ad arricchire il carnevale della città con splendide performance, Santo Parisi, estroso e originale protagonista di tanti, indimenticabili carnevali e molti altri appassionati della festa più allegra dell’anno. E’ dietro le quinte del carnevale che cosa c’era? C’era, e c’è, un mondo creativo in fermento per mesi e mesi. Ma è soprattutto nelle ultime settimane che l’atmosfera si fa frenetica, che nei vari cantieri allestiti non si osservano più né pranzi né riposi canonici, ma si va allegramente avanti a panini o meglio, è proprio il caso di dirlo, a “pane, amore e fantasia”, anche fino a notte fonda! Sicuramente, ormai il Carnevale di Paternò, a differenza del passato, è più una festa da guardare che da vivere, ma che, almeno, sia un gran bel vedere, uno spettacolo per il cuore e per i sensi che regali vere emozioni, di quelle che fanno ritornare tutti un po’ bambini! Già dallo scorso anno, a sostegno dell’amministrazione comunale con, in prima persona, l’Assessore alla Cultura Gianfranco Romano, si è costituito un comitato carnascialesco, composto da esperti del settore, vere e proprie icone del carnevale paternese, tra i quali il già citato Santo Parisi e il direttore artistico Barbara Sava, che stanno cercando di attribuire una nuova, solida identità al carnevale, ricercando nel solco della tradizione, le soluzioni più originali ed idonee a far rivivere i fasti carnascialeschi della città, proprio per caratterizzare la festa e farne un’occasione per valorizzare il territorio. Purtroppo, quest’anno il carnevale sarà orfano della partecipazione delle scuole della città che, ormai da molti anni rappresentava una rilevante presenza della manifestazione. I motivi del rifiuto delle scuole all’invito dell’amministrazione comunale vanno ricercati nell’attuale, precario momento storico che stanno vivendo quasi tutte le istituzioni scolastiche della città in termini di problemi strutturali degli edifici scolastici, e quindi in questo caso si chiede la priorità ad interventi volti alla sicurezza , o ad attenzionare il problema della mensa e quant’altro. C’è d’aggiungere, come hanno fatto rilevare i Dirigenti Scolastici, che non si possono vessare le famiglie degli alunni chiedendo contributi anche per il Carnevale, vista l’esiguità delle somme messe a disposizione dal Comune, quando in questo momento sono impegnate a sostenere le spese sia per la mensa che per la piscina. Certamente un po’ amareggiato l’assessore alla Pubblica Istruzione Alfio Virgolini, ma comprensivo, infine, dell’attuale situazione denunciata dalle scuole che giustifica un dissenso così deciso e partecipato. Ma alla corte di Re Carnevale 2010 risultano grandi assenti anche i giganti di cartapesta: i carri allegorici, primi protagonisti di un passato sempre più lontano…. Lo kermesse continua con le macchine infiorate che ripropongono la poesia dei Cartoons e i gruppi in maschera in veste spaziale. Spettacoli musicali, con la partecipazione anche del maestro Gianni Mazza, arricchiscono il menù carnascialesco 2010. Buon Carnevale! Agata Rizzo agata.rizzo@hotmail.it
 
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