Paternonuova: Il Sito di Tutti i Paternesi
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\\ Paterno' nuova : Storico : Eventi ed annunci (inverti l'ordine)
Di seguito gli interventi pubblicati in questa sezione, in ordine cronologico.
 
 
Di Agata Rizzo (del 05/04/2011 @ 16:47:31, in Eventi ed annunci, linkato 370 volte)
Pinuccia e Anna Corallo ricordano la loro cara maestra. L’anniversario del 150° dell’Unità d’Italia risulta per molti occasione di rievocazioni che traggono dalla propria banca della memoria ricordi creduti perduti, lontane esperienze sepolte nel tempo. Ma il tempo non riesce a cancellare i ricordi, quando questi, per la forte significatività che hanno avuto nella costruzione dell’ edificio di valori che formano la personalità di ognuno, lasciano una traccia viva ed indelebile. E’ il caso delle sorelle Pinuccia e Anna Corallo, due signore di Paternò, che ricordano con affetto la loro cara maestra Carmela Russo Cavallaro, originaria di Biancavilla e profuga istriana ai tempi della seconda guerra mondiale, che trasmise loro e a quella generazione di studenti che ebbero la fortuna di averla avuta come insegnante, l’amore per la propria patria. Le note vicende storiche che portarono alla divisione dell’Istria dall’Italia con la conseguente persecuzione di massa di una parte degli abitanti italiani autoctoni, portarono l’ins. Cavallaro a fuggire con la figlia dall’Istria e a rifugiarsi a Paternò. Nella cittadina Etnea, l’insegnante Cavallaro insegnò per lunghi anni al I° Circolo Didattico “Lombardo Radice”, prima scuola elementare della città. Siamo negli anni ‘50, l’Italia del dopoguerra sente il bisogno di ricostruire la propria identità, mai peraltro rinnegata, e alla scuola viene demandato il delicato compito di infondere nelle giovani generazioni l’amore per la propria patria e la cultura dell’identità nazionale. E oggi più che mai, deve considerarsi bene prezioso l’unità nazionale che va preservata da distorti disegni federalisti che possano portare ad identificare una città con simboli diversi dal tricolore, così come è già accaduto in una scuola di Adro (Bs)! La testimonianza delle sorelle Pinuccia e Anna Corallo intende rendere omaggio alla loro insegnante, un’insegnante forte ed autorevole che amava i bambini e li istruiva con profondo senso di responsabilità e professionalità. Con gli occhi velati di commozione le sorelle Corallo ricordano i testi poetici di ispirazione patriottica che la maestra Cavallaro, con grande enfasi, insegnava ai giovani alunni: erano le poesie della grande Arpalice Cuman Pertile, insegnante e scrittrice di prose e poesie per la scuola. L’insegnamento di questa grande scrittrice e poetessa fu sempre ispirato ai nobili ideali di libertà, di giustizia, di pace e di fratellanza umana. Per questi ideali sostenne lotte e sacrifici; con battaglie giornalistiche il regime fascista tentò di insinuare nei maestri di allora dubbi sul suo valore di scrittrice, ma nonostante le ingiurie, l’autrice continuò con la sua limpida vena a produrre prose e armoniose poesie, raccolte in circa 70 libri. Poiché non aderì al Fascismo le fu imposto il pensionamento anticipato e i suoi libri sparirono dalle scuole. Ma non sparirono dai ricordi di tutti gli alunni che si formarono, più che istruirsi, con le sue poesie e prose: leggiadre poesie come Italia, Sono Italiano, Rondinella, Il bel Paese e tante altre ancora, come ricordato da Pinuccia e Anna Corallo, i cui valori trasmessi sono ancora vivi e fulgidi nella loro mente e, soprattutto, nel loro cuore. Agata Rizzo agata.rizzo@hotmail.it Pubblicato su “L’Alba”- Marzo 2011
 
Di Agata Rizzo (del 03/02/2011 @ 16:34:54, in Eventi ed annunci, linkato 636 volte)

Iniziativa promossa dall’Associazione “Luciano Lama” di Enna.

Anche quest’anno la città di Paternò, nel periodo natalizio, ha aperto le sue generose braccia ai bambini della ex Jugoslavia (Bosnia e Serbia), bambini tra i 6 e 14 anni, con storie personali e familiari difficili, ancora segnate dalla terribile guerra che ha insanguinato i Balcani.
I bambini, come ogni anno,  sono stati accolti da un gruppo di famiglie facenti parte dell’Associazione “Stella Polare” di Paternò,  famiglie generose e sensibili che hanno dato la loro disponibilità ad accogliere un bambino in seno al proprio nucleo familiare.

 L’iniziativa di accoglienza è, ogni anno, promossa  dall'Associazione ONG ONLUS "Luciano Lama" di Enna che opera, da ben sedici anni, nel campo della solidarietà e, grazie al suo impegno, due volte l’anno (vacanze di Natale e vacanze estive) arrivano in Sicilia all’incirca 350 bambini e bambine, accolte da famiglie che  regalano loro un periodo di serenità ed affetto.

 Ma anche i piccoli ospiti regalano tanto: ti regalano la possibilità di “dare”, dare  amore , sostegno, calore, fare, insomma, quella che si chiama una “buona azione”, che tanto bene fa sia a chi la compie che a chi la riceve…

 Ma non solo: con questa forma di accoglienza si abbattono le barriere non soltanto geografiche ma anche storiche, culturali, etniche, religiose tra due nazioni, in fondo, vicine consentendo un’integrazione reale.
Anche in occasione di questo Natale, dal gruppo di volontariato “Stella Polare”sono state attivate, in tutto il territorio paternese, iniziative di autosostegno, tra cui quella di mettere in palio un Y-PAD ed altri supporti tecnologici.

 Ed il caso ha voluto che l’Y-PAD andasse al piccolo Samuele Arcodaci, frequentante la sezione E della Scuola dell’Infanzia del IV C.D. “Michelangelo Virgillito” di Paternò, la cui insegnante, Carolina Granieri, è… “mamma” affidataria di un piccolo bosniaco!

 Grande è stata la commozione in tutta la scuola che, in pieno clima natalizio, in presenza del Presidente dell’Associazione “Stella Polare”, Ionella Palumbo, della Vicaria Barbara Spoto, di tutti i genitori della sezione e della stessa ins. Granieri, ha visto consegnare  al piccolo Samuele e alla sua emozionatissima mamma l’Y-PAD.

 Dal D.S., dott. Santo Molino, “….un plauso all’iniziativa di solidarietà sposata anche dal IV C. D. che ha visto premiare proprio un nostro  alunno”.

Agata Rizzo

 (Pubblicato sull’Alba- Gennaio/Febbraio 2011-)

 

 

 

 
Di Admin (del 02/11/2010 @ 10:56:37, in Eventi ed annunci, linkato 1354 volte)

 VI centenario Giovan Battista Nicolosi

Il profeta trascurato dalla Città viene, via via, sempre più onorato Nemo propheta in patria! Il celebre detto latino ben si adatta alle vicende del giovane sacerdote Giovan Battista Nicolosi, nato a Paternò il 6 o il 7 ottobre del 1610. Il Nicolosi oggi è commemorato e celebrato con tutti gli onori dai suoi concittadini ma corre l’obbligo ricordare che non sempre fu così amato a Paternò, tanto che , deluso ed amareggiato per la scarsa stima che i suoi compaesani gli dimostravano, decise di abbandonare la sua città facendo il gesto tipico dell’epoca di buttarsi alle spalle una pietra , accompagnando l’atto con la seguente ottava, diventata emblema del suo dolore e del suo sdegno: Ingratissima patria, empiu rizzettu di genti iniqua, scelerata e dura, ju di cca partu e pri darreri jettu/ ‘napetra e fuju l’udiusa mura. Di tia chi grazii e chi favori aspettu, si non miserii e tradimenti ognura? Mala naca mi dasti e peju lettu, / pessima mi darai la sipurtura! Lasciata la natia Paternò Giovan Battista Nicolosi si trasferì a Roma, ove venne riconosciuto ed apprezzato per il suo straordinario sapere, per la sua ricerca scientifica, per l’impegno nella conoscenza di più lingue, della matematica e della geografia. Nonostante il sentimento ambivalente di “amore/odio” che lo legava alla sua Paternò, il Nicolosi , nel suo voluto esilio, non rinnegò mai le sue origini tanto da arrivare ad aggiungere nei suoi lavori accanto al suo nome, l’indicazione “Hyblensis” ovvero “da Paternò”. Oggi viene, soprattutto, ricordato come grande geografo ed eccellente cartografo ma la sua immensa cultura lo portò a spaziare dal mondo scientifico a quello umanistico con grande successo, tanto che per le sue eccelse doti umane e culturali si guadagnò la stima e la riconoscenza delle più alte personalità del tempo (Papi, Cardinali, l’imperatore Leopoldo I , principi e marchesi..) da cui le definizioni di “…più grande geografo del tempo”, “Principe della geografia; “Dotto e pio” …. Ritornato a Paternò per riabbracciare l’anziana madre, i fratelli e le sorelle, ben presto il Nicolosi lasciò che l’amore per la sua amata città prevalesse sugli antichi rancori e, riconciliato con la sua gente, elargì importanti doni alla Città, tra cui un grande dipinto su tela del Santo Martire Nanieno alla parrocchia paternese di Santa Maria dell’Alto ed una reliquia del Santo; in seguito inviò in dono alla chiesa di Santa Barbara, protettrice di Paternò, due reliquie: una di San Castorio ed una di Santa Comasia. Suo anche il merito, tra gli altri, di aver procurato al Capitolo della Collegiata di Santa Maria dell'Alto l’estensione del privilegio delle Cappe Magne, allora riservato soltanto ai cardinali. Dopo la morte, avvenuta a Roma nel 1670, Paternò riconobbe finalmente i grandi meriti di Giovan Battista Nicolosi e Gli tributò grandi onori intitolandogli la seconda arteria cittadina, una scuola media e la biblioteca comunale presso l'ex Monastero delle Benedettine, nonché, nel 1974, il Centro Studi “G. B. Nicolosi” e istituendo, inoltre, ad opera del Lions Club di Paternò un premio da assegnarsi annualmente a quei concittadini che si sono distinti in vari campi della cultura e del sociale. Nel quattrocentesimo della sua nascita, due importanti iniziative culturali hanno inteso onorare il grande geografo paternese, ormai riconosciuto unanimemente come il cittadino più illustre di Paternò: la costituzione del “Comitato Civico pro Giovan Battista Nicolosi” e un Caffè Letterario, a cura dell’Istituzione Biblioteca Comunale, titolato “Quattrocentenario della Nascita di G.B. Nicolosi”, con la presenza, tra gli altri, dell’attore paternese Giovanni Calcagno e di Giuseppe Barbagiovanni, artistico fotografo e presidente regionale dell’Associazione SiciliAntica Ragazzi che, per tale evento, ha realizzato il logo istituzionale della Biblioteca Comunale ed un segnalibro. Nel corso dell’incontro, presentato dal Presidente dott. Ignazio Fonzo, ha avuto luogo la consegna di alcune targhe ricordo a quei laureati che – negli anni 2000/2010 –hanno incentrato la loro tesi di laurea sul territorio, la storia, la cultura e le tradizioni di Paternò. Al “Comitato Civico pro Giovan Battista Nicolosi”, che nasce circa 10 mesi fa a cura di un gruppo di cittadini amanti della cultura, presieduto da Gianluca Vota e che vede, tra i suoi fondatori Padre Salvatore Alì, il dott. Vincenzo Anicito, giornalista, il prof. Antonio Arena, Paolo Di Caro, l’architetto Francesco Finocchiaro, il giornalista Francesco Giordano, l’architetto Giuseppe Mirenda, il prof. Carmine Rapisarda, Fabrizio Rizzo e il giornalista Salvatore Spampinato, va riconosciuto il merito di avere realizzato, con Poste Italiane, l’Annullo Speciale e un Cartellone ricco di impegni, tra cui un’interessante conferenza durante la quale sono stati premiati alcuni alunni delle scuole della città, per aver realizzato due delle cartoline commemorative dell’evento, nell’ambito del Concorso “Una Cartolina Per Giovan Battista Nicolosi”. Il culmine delle commemorazioni inserite nel Cartellone, vedrà il 31 ottobre la benedizione, da parte del Rev.do Prev. Sac. Salvatore Alì, della lapide commemorativa del quattrocentenario della nascita dell’insigne Nicolosi, che sarà collocata nella Cappella di San Nanieno, nella Chiesa di Santa Maria dell’Alto, A Matrici, dove è conservato il grande dipinto su tela del Santo Martire Nanieno, come già ricordato donato dal Nicolosi alla Città nel 1659.
Agata Rizzo agata.rizzo@hotmail.it
Pubblicato sul “L’Alba”-Ottobre/Novembre 2010

 
Di Admin (del 09/05/2010 @ 15:16:32, in Eventi ed annunci, linkato 328 volte)

Il nove maggio la Repubblica Italiana celebra La Giornata della Memoria delle vittime del terrorismo e delle stragi

“… senza nulla togliere alla giustizia che deve trionfare perché sulle nostre bocche ci sia sempre il perdono e mai la vendetta, sempre la vita e mai la richiesta della morte degli altri” …

I Cristiani affidano all’Onnipotente
- le anime delle vittime
- il bisogno di Pietà di quanti usarono immotivata violenza per affermare le loro idee
- Il bisogno dell’espansione della cultura della condivisione, della corresponsabilità, del rispetto delle diversità culturali tra i credenti e i non credenti del nostro tempo.

Parrocchia Sacro Cuore-Paternò 10/5/ 2010-ore 18,30- Celebrazione S. Messa.

 
Di Agata Rizzo (del 31/03/2010 @ 17:41:29, in Eventi ed annunci, linkato 876 volte)

Emozine, commozione, gioia in un intreccio di sentimento religioso e di tradizione
Pasqua a Paternò: dalla Morte alla Resurrezione
A “Festa di li festi” che ancora oggi richiama fedeli ed emigrati da ogni dove

 La Collina Storica, o Gangea, è, da secoli, teatro indiscutibile della Pasqua paternese: dalla processione del Cristo Morto a quella del Risorto che escono, ambedue, dalla Matrice. Il primo, grande dramma religioso che si vive nella maestosità della Collina Storica, l’acropoli epicentro e testimone della storia della Città, è il Venerdì Santo, la giornata della processione del Cristo Morto e della Vergine Addolorata: quella che i paternesi chiamano “ à nisciuta do Signuri mortu”. Già dal pomeriggio il popolo dà la scalata al colle, per assistere alle sacre funzioni e alla processione più sentita e partecipata dalla Città. Quello che per tutto l’anno è uno spazio deserto, a Pasqua diventa una città viva, una piazza in movimento. Puntualmente, all’imbrunire, dalla chiesa di Santa Maria dell’Alto, a’ Matrici, in uno scenario quasi irreale, i due simulacri escono per darsi alla città, per offrire ai paternesi ed ai numerosi visitatori una intensa esperienza emotiva e di sincera commozione, in cui si intrecciano sentimento religioso, cultura popolare e tradizione. E’ un rito che affonda le sue radici in un passato lontano ed è una delle poche tradizioni religiose della Città che non ha subito grandi cambiamenti. I pregiati simulacri dell’Addolorata e del Cristo Morto, opera del noto artista paternese Giacinto Gioco (1857-1928), usciti dalla chiesa di Santa Maria dell’Alto scendono dalla scalinata settecentesca: è questo uno dei momenti più suggestivi e struggenti di tutta la processione. Tutto concorre a creare un clima di profondo pathos: l’andatura dei portatori dei due simulacri lenta, cadenzata dalle note grevi della marcia funebre intonata da una banda di musicisti, l’oscurità della scalinata (la protagonista sottesa) punteggiata di luci soffuse, (nel ‘700 si scendeva verso la città a lume di torcia) e la totale partecipazione del popolo che esprime con il silenzio e intime preghiere sentimenti di mestizia, di tristezza, di pietà. Ma se il Venerdì Santo rappresenta il clou delle sacre rappresentazioni pasquali perché si celebra la Passione e la Morte di Cristo, la vera protagonista del dramma religioso che si consuma è la Madonna Addolorata. Un grande scrittore siciliano, Leonardo Sciascia, né dà, con molta lucidità, questa chiave di lettura: “...Cristo,al momento della cattura, è già nella morte. E il morto è morto come si dice in tutti i proverbi che consigliano pace, rassegnazione, omertà. Ma la madre è viva: dolente, chiusa nel nero manto della pena, trafitta... Il vero dramma è suo: terreno, carnale. Non il dramma, dunque, del divino sacrificio e dell’umana redenzione; ma quello del male di vivere,dell’oscuro, viscerale sgomento d fronte alla morte, del chiuso e perenne lutto dei viventi...”. Anche l’iconografia delle due statue suffraga la centralità di Maria: l’Addolorata con la sua verticalità costituisce la vita, l’umanità; al contrario di Cristo orizzontale, statico, morto. Ogni madre partecipa al dolore dell’Addolorata, si immedesima nel suo strazio… E la Madre e il Figlio Morto, lentamente scendono a valle per dare vita alla processione più straordinaria dell’anno che vede come protagoniste le antiche Confraternite, le Addoloratine, l’Azione Cattolica, le associazioni parrocchiali e laiche, le Crocerossine, le autorità civili e religiose. I due simulacri, portati a spalla, dondolati dai portatori impettiti nei loro abiti neri, quasi disegnano con piccoli passi un’ellissi in movimento. Quella dei portatori dei due simulacri è una delle tradizioni della Città strettamente legata alla Pasqua, ed in particolare al Venerdì dell’Addolorata e al Venerdì Santo, in quanto nel passato vigeva l’uso di tramandare di padre in figlio il diritto a portare a spalla le due monumentali vare. Per dare un’idea della grandiosità dei due fercoli basti pensare che i portatori dell’Addolorata sono 34, che durante la processione si alternano tra circa 80 devoti , mentre quelli del Cristo Morto sono circa 50, su oltre un centinaio di devoti che si danno il cambio! Placche metalliche inchiodate alla base dei simulacri con i nomi incisi degli storici portatori, testimoniano l’antica tradizione, considerata un vero e proprio onore, oltre che una sentita devozione, per i tanti giovani che, oggi come ieri, aspirano a tale ambito ruolo. Passato “l’arco”, l’antica porta medievale, il corteo scende a valle e si snoda per le vie cittadine. Anticamente, in tale giorno di dolore si osservava “il trapasso”, cioè non si toccava cibo dal giovedì sino al venerdì sera quando si concludeva la Processione del Cristo Morto. Le sacre immagini vengono accompagnate da un vero e proprio fiume umano, percorrendo antiche viuzze che all'imbrunire, in questa speciale occasione, si avvolgono di un alone mistico. Da qualche anno è stata ripresa l’antica tradizione del “Cunsolu”, l’esposizione, cioè, dei simulacri del Cristo Morto e dell’Addolorata che si possono visitare presso la chiesa di Santa Margherita, il sabato mattina. I riti si chiudono nella notte del Sabato Santo, quando viene celebrata la “Svelata”. È l’antica rievocazione della resurrezione del Cristo, che dopo l’alzata di un sipario appare vittorioso sull’altare della Chiesa, decorato di mille fiori e illuminato da una molteplicità di luci. Pasqua, che deriva, attraverso il latino Pascha e il greco Paska, dalla parola ebraica Pesah il cui significato indica il "passaggio" conferma il passaggio da una condizione all’altra: dalla vita alla morte, e poi, ancora alla Resurrezione. E la domenica di Pasqua, la Collina Storica che nel Venerdì Santo era stata teatro di grande mestizia, accoglie con trionfo il Cristo Risorto con la bandiera bianca, simbolo di Pace universale, la vittoria della vita eterna sulla morte corporale, che dalla Matrice inizia la Sua processione verso il fondovalle, accompagnato festosamente da numerosi fedeli e, soprattutto dai coltivatori diretti , organizzatori della Festa del Risorto. E’ il “Signore risuscitato”! … Dicono i nonni ai bambini e alle bambine, ancora impressionati, nella loro memoria, dalla statua del Cristo Morto… Cambiano usi e costumi , ma ancora oggi Pasqua si riconferma a festa di li Festi, un periodo denso di tradizioni e riti, che ogni anno richiama fedeli ed emigrati da ogni dove: è uno dei momenti simbolici della memoria collettiva della città, motivo di aggregazione e di unità per tutti i paternesi.
Agata Rizzo
agata.rizzo@hotmail.it

 
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