Paternonuova: Il Sito di Tutti i Paternesi
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\\ Paterno' nuova : Storico : Eventi ed annunci (inverti l'ordine)
Di seguito gli interventi pubblicati in questa sezione, in ordine cronologico.
 
 
Di Admin (del 11/04/2011 @ 14:26:58, in Eventi ed annunci, linkato 411 volte)

E viene "Alta" , anzi altissima, nel Calendario

liturgico, l’undicesima Pasqua del nuovo millennio!

Il Concilio di Nicea (325d.C.) stabilì che la festa della Resurrezione doveva essere celebrata la domenica seguente

la prima di luna piena di primavera, il plenilunio.

La data venne successivamente perfezionata sulla base della luna piena e dell’equinozio di primavera, utilizzando il meridiano di Gerusalemme, la città dove Gesù morì

A Paternò, e non solo, il Venerdì precedente la settimana santa, una bellissima statua della Madonna Addolorata viene portata in processione per le vie della città; "La Madonna va a cercare Gesù …", viene ancora spiegato ai bambini. Lo troverà vivo, otto giorni dopo la Resurrezione, "l’ottava di Pasqua", giorno giubilare, Domenica in Albis, festa del dio Misericordioso, quando assumerà la qualifica di Madonna Consolata, o della Consolazione, a Paternò un tempo Madonna del Pietoso!

E arriva la Domenica, quella delle Palme, che ricorda l’unico giorno di festa pubblica di Gesù: in groppa all’animale più umile del mondo, " un puledro d’asina" (Gv. 12, 15), come avevano previsto le Scritture, il cui latte è simile a quello di donna; Gesù entra solennemente a Gerusalemme, accolto con "rami di palma" dalla gente che "era stata con lui quando aveva chiamato Lazzaro dal sepolcro e lo aveva risuscitato dai morti" (Gv.12,13). E tutti, la Domenica, davanti alle chiese, ad accaparrarsi ramoscelli benedetti d’ulivo, o palme che andranno ad adornare capezzali nuziali, e gli angoli nascosti delle nostre case. Un tempo i contadini portavano un ramoscello d’ulivo benedetto, anche nelle loro casette di campagna, appendendolo ad una parete impolverata; era il segno della richiesta di benedizione-auspicio per un buon raccolto.

E viene il Giovedì. "Durante la cena ... si alzò da tavola, depose il mantello e, preso un panno se ne cinse. Versò quindi dell’acqua nel catino e incominciò a lavare i piedi dei discepoli e ad asciugarli con il panno del quale si era cinto" (Gv 13- 2-5). E poco dopo… «Mentre mangiavano prese il pane e, pronunziata la benedizione, lo spezzò e lo diede loro dicendo: "Prendete questo è il mio corpo". Poi prese il calice e rese grazie, lo diede loro e ne bevvero tutti. E disse: "Questo è il mio sangue, il sangue dell’alleanza versato per molti"» (Marco, 14, 22-24).
Finita la cena, diede le ultime rivelazioni:

"Questo vi ho detto in similitudini. Viene l’ora in cui non vi parlerò più in similitudini, ma vi annuncerò apertamente quanto riguarda il Padre mio." (Gv 16-25).

Esauriti questi avvenimenti, Gesù venne processato, condannato, crocifisso e sepolto.

A Paternò e dintorni, finita la celebrazione liturgica del giovedì, l’Ultima cena, i fedeli "fanno il giro dei sepolcri"; probabilmente in ricordo delle prime chiese cristiane, quelle degli Efesini, dei Colossesi, dei Gàlati, dei Romani, etc.; una legge, non scritta, dice che il numero dei sepolcri da visitare sono tre, oppure sette! … Una delle poche leggi che, per motivi che non approfondiamo, … rispettiamo in molti! Usciti da una chiesa, le famiglie, vanno in un’altra; vi si fermano alcuni minuti, contemplano il Sepolcro, adornato di piatti di frumento germogliato, donati dalle famiglie; a guardia del Sepolcro (in ricordo delle guardie …) ci sono gli Scout in alta uniforme.

Il venerdì santo, all’imbrunire, la Madre Addolorata e il Figlio morto, "escono" dalla Matrice. Frattanto, le Addoloratine, vestite di nero elegante, le altre Associazioni con i loro stendardi, le Confraternite con i "Confrati", adornati di corone di spine e di una corda appesa al collo e con i mano una torcia, precedono il simulacro del Cristo morto e quello della Madonna Addolorata, opere del Gioco, un artista locale, si racconta, che morì dopo avere completato l’opera. Nella processione pasquale i due simulacri sostituirono il Cristo alla Colonna, opera settecentesca appartenente alla chiesetta di Cristo al Monte, oggi nella chiesa del Monastero e una statua lignea della Madonna, oggi a S.Margherita. Il lunghissimo corteo lentamente si snoda lungo la scalinata, assiepata di popolo d’ogni condizione, attratto dallo spettacolo delle emozioni visibili e da quelle inconfessate che ognuno si porterà dentro per tutta la vita illuminata dalle tenui luci delle candele. L’Etna, ancora innevata, assiste maestosa al mesto corteo, e le acque del Simeto registrano i lamenti sottesi di quanti non hanno voce e sono fuori dal coro; un dolce profumo di zagara inonda la valle.

La processione, ritmata da tristi note musicali, orizzontalmente ondulata dal sincronico movimento delle due pregiate ed antiche statue lignee, scivola lentamente nel pendio della scalinata; dietro i simulacri, sorretti a spalla dai membri di uno dei circoli più esclusivi della città, i portatori della Madonna e del Cristo Morto, le Autorità, sempre più numerose, con una candela in mano. Fanno vetrina del loro pubblico servizio. Li segue la banda che intona marce funebri; e dietro di loro (ora non ci sono più) i rumorosi flagellanti!

E’ uno dei momenti simbolici della memoria collettiva della città che, per qualche momento, trova la sua unità! E’ la processione dell’anno!

La scalinata, la protagonista sottesa, brulicata di luci soffuse, si mostra nella sua spettacolarità, e , se le pietre potessero parlare racconterebbero che in epoche non molto lontane (‘700) fu luogo di bastonate: i Cristiani maltrattavano quei poveri Ebrei ormai sicilianizzati, "rei-colpevoli" di essere gli eredi di quelli che avevano condannato Gesù!

Le ali di popolo silente completano lo scenario!

Passato "l’arco", l’antica porta medievale, il corteo scende a valle e si snoda per le vie cittadine. Lungo il percorso, le donne aprono le porte di casa, accendono le luci, aspettano di recitare silenziose preghiere. E’ un coro dimesso di veloci segni di croce, di genuflessioni spontanee, di intime riflessioni sui problemi personali, di miracoli da invocare, di lodi, di ringraziamenti per grazie ricevute.

In silenzio, invisibili scorrono lacrime di pianto nei volti di molte donne troncate negli affetti per la perdita di un figlio, di una persona cara; e chi non l’ha pianto, sa che è accaduto: è il dono della maternità che si mette in moto. La donna Addolorata, madre naturale di Gesù, Addolorata, diventata Consolata, diventa, Pietosa, Misericordiosa, Consolatrice per i credenti; e sono ancora le donne nel nostro tempo quelle che per prime accendono la speranza della dell’amore che consola.

Mentre questo avviene, ritorniamo al Vangelo di Giovanni:

"Il primo giorno della settimana Maria Maddalena, di buon mattino, si recò al sepolcro, mentre era ancora buio e vide la pietra rimossa dal sepolcro" (Gv 1,20).

"E’ risorto! E’ risorto! E’ risorto!" Avrebbero titolato, a piena pagina, il Corriere di Gerusalemme, o Repubblica Giudea! E nasce, nel mondo, la Domenica di Resurrezione, il giorno del Signore! Le mamme, prima della Festa facevano la pulizia straordinaria della casa! Era questa (e lo è ancora) una reminiscenza della Pasqua ebraica!

La Domenica di Pasqua, tutti a Messa!

Dalle nostre parti, fino agli anni sessanta, le campane "si scioglievano" a mezzogiorno. La gente, vestita a festa, uscita dalla messa, scambiava gli auguri con i vicini di casa e andava ad incontrare il Cristo risorto con la bandiera bianca che dalla Matrice inizia(ancora) la sua processione mattutina. E giù su un ferculo a rotelle per la strada che congiunge la Matrice e il fondo valle, dove, in Piazza S. Barbara, la gente d’ogni condizione, aspetta…

E’ il "Signore risuscitato"!

… Dicono i nonni ai bambini e alle bambine, ancora impressionati, nella loro memoria. Un particolare, a nostro avviso molto significativo va registrato: ad organizzare la Festa del Risorto sono i contadini, i coltivatori diretti. Forse, non a caso!

Sono quelli che constatano di persona, la morte del seme, come anche la nascita dei suoi germogli. La processione del Cristo risorto non ha al seguito tutte le Confraternite, le Addoloratine, le Associazioni, le Autorità in vetrina.

E, forse, non a caso. I nonni prendevano per le guance i loro nipotini e sollevandoli per tre volte dicevano " Crisci, crisci, ca u Signuri abbrivisci!" Il dono del ciciliù, l’uovo cotto in casa e incastonato in una pasta da dolci, era d’obbligo. I suoi significati altamente simbolici, in una società sempre più secolarizzata, sono aggiornati!

Oggi, di uova, come anche di colombe, ce ne sono tante!

Sono prodotte dalle industrie dolciarie e anche dai nostri maestri pasticcieri e contengono le scontate sorprese. …. E, forse, non a caso.

Il gran pranzo è d’obbligo.

Il pomeriggio le visite ai Padrini ed alle Madrine di battesimo Battesimo, Compari e Comari legati dal " SanGiovanni ".

E tra uova, colombe e dolci d’ogni genere, tutti a pensare al Lunedì di Pasqua, in campagna, a consumare carciofi arrostiti, la salsiccia sul canale …

Lune-dì(il giorno della Luna …), Marte-dì, Mercole-dì, Giove-di, Vener-dì, Sabato-(di), il Giorno dopo il Sabato, sono i giorni dedicati ai pianeti! Mancava, a quella data, il Giorno dedicato al Dominus, al Padrone del tempo e dello spazio, la Domenica(domenica-di), il Giorno del Signore! Il giorno dopo, pasquetta, il lunedì dell’Angelo e tutti a Schettino o a Tre Fontane dove i baldi giovani partecipavano "’a‘ntinna", l’albero della cuccagna!

I bambini che avevano fatto " scerra" facevano pace e andavano subito dopo a mangiare il " Ciciliu" ed un pezzo d’agnello.

L’Osservatore Romano (2007), il giornale vaticano titolava:

"La Pasqua cristiana annuncia il Passaggio, verso la Resurrezione. La Festa del perdono" .

Pasqua, significa, Crisi, in siciliano Criu, vale a dire Passaggio, Metamorfosi, da una condizione ad un’altra; è la festa del Perdono, concetto fondamentale per eccellenza per i Cristiani di ogni tempo; la festa che annuncia il Passaggio, verso la Resurrezione.

Per molti di noi, nel nostro tempo, come in ogni tempo, Questa è un’altra storia …

 

Pasqua 2011 Auguri! ninotomasello

 

 

 
Di Agata Rizzo (del 05/04/2011 @ 16:47:31, in Eventi ed annunci, linkato 438 volte)
Pinuccia e Anna Corallo ricordano la loro cara maestra. L’anniversario del 150° dell’Unità d’Italia risulta per molti occasione di rievocazioni che traggono dalla propria banca della memoria ricordi creduti perduti, lontane esperienze sepolte nel tempo. Ma il tempo non riesce a cancellare i ricordi, quando questi, per la forte significatività che hanno avuto nella costruzione dell’ edificio di valori che formano la personalità di ognuno, lasciano una traccia viva ed indelebile. E’ il caso delle sorelle Pinuccia e Anna Corallo, due signore di Paternò, che ricordano con affetto la loro cara maestra Carmela Russo Cavallaro, originaria di Biancavilla e profuga istriana ai tempi della seconda guerra mondiale, che trasmise loro e a quella generazione di studenti che ebbero la fortuna di averla avuta come insegnante, l’amore per la propria patria. Le note vicende storiche che portarono alla divisione dell’Istria dall’Italia con la conseguente persecuzione di massa di una parte degli abitanti italiani autoctoni, portarono l’ins. Cavallaro a fuggire con la figlia dall’Istria e a rifugiarsi a Paternò. Nella cittadina Etnea, l’insegnante Cavallaro insegnò per lunghi anni al I° Circolo Didattico “Lombardo Radice”, prima scuola elementare della città. Siamo negli anni ‘50, l’Italia del dopoguerra sente il bisogno di ricostruire la propria identità, mai peraltro rinnegata, e alla scuola viene demandato il delicato compito di infondere nelle giovani generazioni l’amore per la propria patria e la cultura dell’identità nazionale. E oggi più che mai, deve considerarsi bene prezioso l’unità nazionale che va preservata da distorti disegni federalisti che possano portare ad identificare una città con simboli diversi dal tricolore, così come è già accaduto in una scuola di Adro (Bs)! La testimonianza delle sorelle Pinuccia e Anna Corallo intende rendere omaggio alla loro insegnante, un’insegnante forte ed autorevole che amava i bambini e li istruiva con profondo senso di responsabilità e professionalità. Con gli occhi velati di commozione le sorelle Corallo ricordano i testi poetici di ispirazione patriottica che la maestra Cavallaro, con grande enfasi, insegnava ai giovani alunni: erano le poesie della grande Arpalice Cuman Pertile, insegnante e scrittrice di prose e poesie per la scuola. L’insegnamento di questa grande scrittrice e poetessa fu sempre ispirato ai nobili ideali di libertà, di giustizia, di pace e di fratellanza umana. Per questi ideali sostenne lotte e sacrifici; con battaglie giornalistiche il regime fascista tentò di insinuare nei maestri di allora dubbi sul suo valore di scrittrice, ma nonostante le ingiurie, l’autrice continuò con la sua limpida vena a produrre prose e armoniose poesie, raccolte in circa 70 libri. Poiché non aderì al Fascismo le fu imposto il pensionamento anticipato e i suoi libri sparirono dalle scuole. Ma non sparirono dai ricordi di tutti gli alunni che si formarono, più che istruirsi, con le sue poesie e prose: leggiadre poesie come Italia, Sono Italiano, Rondinella, Il bel Paese e tante altre ancora, come ricordato da Pinuccia e Anna Corallo, i cui valori trasmessi sono ancora vivi e fulgidi nella loro mente e, soprattutto, nel loro cuore. Agata Rizzo agata.rizzo@hotmail.it Pubblicato su “L’Alba”- Marzo 2011
 
Di Agata Rizzo (del 03/02/2011 @ 16:34:54, in Eventi ed annunci, linkato 817 volte)

Iniziativa promossa dall’Associazione “Luciano Lama” di Enna.

Anche quest’anno la città di Paternò, nel periodo natalizio, ha aperto le sue generose braccia ai bambini della ex Jugoslavia (Bosnia e Serbia), bambini tra i 6 e 14 anni, con storie personali e familiari difficili, ancora segnate dalla terribile guerra che ha insanguinato i Balcani.
I bambini, come ogni anno,  sono stati accolti da un gruppo di famiglie facenti parte dell’Associazione “Stella Polare” di Paternò,  famiglie generose e sensibili che hanno dato la loro disponibilità ad accogliere un bambino in seno al proprio nucleo familiare.

 L’iniziativa di accoglienza è, ogni anno, promossa  dall'Associazione ONG ONLUS "Luciano Lama" di Enna che opera, da ben sedici anni, nel campo della solidarietà e, grazie al suo impegno, due volte l’anno (vacanze di Natale e vacanze estive) arrivano in Sicilia all’incirca 350 bambini e bambine, accolte da famiglie che  regalano loro un periodo di serenità ed affetto.

 Ma anche i piccoli ospiti regalano tanto: ti regalano la possibilità di “dare”, dare  amore , sostegno, calore, fare, insomma, quella che si chiama una “buona azione”, che tanto bene fa sia a chi la compie che a chi la riceve…

 Ma non solo: con questa forma di accoglienza si abbattono le barriere non soltanto geografiche ma anche storiche, culturali, etniche, religiose tra due nazioni, in fondo, vicine consentendo un’integrazione reale.
Anche in occasione di questo Natale, dal gruppo di volontariato “Stella Polare”sono state attivate, in tutto il territorio paternese, iniziative di autosostegno, tra cui quella di mettere in palio un Y-PAD ed altri supporti tecnologici.

 Ed il caso ha voluto che l’Y-PAD andasse al piccolo Samuele Arcodaci, frequentante la sezione E della Scuola dell’Infanzia del IV C.D. “Michelangelo Virgillito” di Paternò, la cui insegnante, Carolina Granieri, è… “mamma” affidataria di un piccolo bosniaco!

 Grande è stata la commozione in tutta la scuola che, in pieno clima natalizio, in presenza del Presidente dell’Associazione “Stella Polare”, Ionella Palumbo, della Vicaria Barbara Spoto, di tutti i genitori della sezione e della stessa ins. Granieri, ha visto consegnare  al piccolo Samuele e alla sua emozionatissima mamma l’Y-PAD.

 Dal D.S., dott. Santo Molino, “….un plauso all’iniziativa di solidarietà sposata anche dal IV C. D. che ha visto premiare proprio un nostro  alunno”.

Agata Rizzo

 (Pubblicato sull’Alba- Gennaio/Febbraio 2011-)

 

 

 

 
Di Admin (del 02/11/2010 @ 10:56:37, in Eventi ed annunci, linkato 1461 volte)

 VI centenario Giovan Battista Nicolosi

Il profeta trascurato dalla Città viene, via via, sempre più onorato Nemo propheta in patria! Il celebre detto latino ben si adatta alle vicende del giovane sacerdote Giovan Battista Nicolosi, nato a Paternò il 6 o il 7 ottobre del 1610. Il Nicolosi oggi è commemorato e celebrato con tutti gli onori dai suoi concittadini ma corre l’obbligo ricordare che non sempre fu così amato a Paternò, tanto che , deluso ed amareggiato per la scarsa stima che i suoi compaesani gli dimostravano, decise di abbandonare la sua città facendo il gesto tipico dell’epoca di buttarsi alle spalle una pietra , accompagnando l’atto con la seguente ottava, diventata emblema del suo dolore e del suo sdegno: Ingratissima patria, empiu rizzettu di genti iniqua, scelerata e dura, ju di cca partu e pri darreri jettu/ ‘napetra e fuju l’udiusa mura. Di tia chi grazii e chi favori aspettu, si non miserii e tradimenti ognura? Mala naca mi dasti e peju lettu, / pessima mi darai la sipurtura! Lasciata la natia Paternò Giovan Battista Nicolosi si trasferì a Roma, ove venne riconosciuto ed apprezzato per il suo straordinario sapere, per la sua ricerca scientifica, per l’impegno nella conoscenza di più lingue, della matematica e della geografia. Nonostante il sentimento ambivalente di “amore/odio” che lo legava alla sua Paternò, il Nicolosi , nel suo voluto esilio, non rinnegò mai le sue origini tanto da arrivare ad aggiungere nei suoi lavori accanto al suo nome, l’indicazione “Hyblensis” ovvero “da Paternò”. Oggi viene, soprattutto, ricordato come grande geografo ed eccellente cartografo ma la sua immensa cultura lo portò a spaziare dal mondo scientifico a quello umanistico con grande successo, tanto che per le sue eccelse doti umane e culturali si guadagnò la stima e la riconoscenza delle più alte personalità del tempo (Papi, Cardinali, l’imperatore Leopoldo I , principi e marchesi..) da cui le definizioni di “…più grande geografo del tempo”, “Principe della geografia; “Dotto e pio” …. Ritornato a Paternò per riabbracciare l’anziana madre, i fratelli e le sorelle, ben presto il Nicolosi lasciò che l’amore per la sua amata città prevalesse sugli antichi rancori e, riconciliato con la sua gente, elargì importanti doni alla Città, tra cui un grande dipinto su tela del Santo Martire Nanieno alla parrocchia paternese di Santa Maria dell’Alto ed una reliquia del Santo; in seguito inviò in dono alla chiesa di Santa Barbara, protettrice di Paternò, due reliquie: una di San Castorio ed una di Santa Comasia. Suo anche il merito, tra gli altri, di aver procurato al Capitolo della Collegiata di Santa Maria dell'Alto l’estensione del privilegio delle Cappe Magne, allora riservato soltanto ai cardinali. Dopo la morte, avvenuta a Roma nel 1670, Paternò riconobbe finalmente i grandi meriti di Giovan Battista Nicolosi e Gli tributò grandi onori intitolandogli la seconda arteria cittadina, una scuola media e la biblioteca comunale presso l'ex Monastero delle Benedettine, nonché, nel 1974, il Centro Studi “G. B. Nicolosi” e istituendo, inoltre, ad opera del Lions Club di Paternò un premio da assegnarsi annualmente a quei concittadini che si sono distinti in vari campi della cultura e del sociale. Nel quattrocentesimo della sua nascita, due importanti iniziative culturali hanno inteso onorare il grande geografo paternese, ormai riconosciuto unanimemente come il cittadino più illustre di Paternò: la costituzione del “Comitato Civico pro Giovan Battista Nicolosi” e un Caffè Letterario, a cura dell’Istituzione Biblioteca Comunale, titolato “Quattrocentenario della Nascita di G.B. Nicolosi”, con la presenza, tra gli altri, dell’attore paternese Giovanni Calcagno e di Giuseppe Barbagiovanni, artistico fotografo e presidente regionale dell’Associazione SiciliAntica Ragazzi che, per tale evento, ha realizzato il logo istituzionale della Biblioteca Comunale ed un segnalibro. Nel corso dell’incontro, presentato dal Presidente dott. Ignazio Fonzo, ha avuto luogo la consegna di alcune targhe ricordo a quei laureati che – negli anni 2000/2010 –hanno incentrato la loro tesi di laurea sul territorio, la storia, la cultura e le tradizioni di Paternò. Al “Comitato Civico pro Giovan Battista Nicolosi”, che nasce circa 10 mesi fa a cura di un gruppo di cittadini amanti della cultura, presieduto da Gianluca Vota e che vede, tra i suoi fondatori Padre Salvatore Alì, il dott. Vincenzo Anicito, giornalista, il prof. Antonio Arena, Paolo Di Caro, l’architetto Francesco Finocchiaro, il giornalista Francesco Giordano, l’architetto Giuseppe Mirenda, il prof. Carmine Rapisarda, Fabrizio Rizzo e il giornalista Salvatore Spampinato, va riconosciuto il merito di avere realizzato, con Poste Italiane, l’Annullo Speciale e un Cartellone ricco di impegni, tra cui un’interessante conferenza durante la quale sono stati premiati alcuni alunni delle scuole della città, per aver realizzato due delle cartoline commemorative dell’evento, nell’ambito del Concorso “Una Cartolina Per Giovan Battista Nicolosi”. Il culmine delle commemorazioni inserite nel Cartellone, vedrà il 31 ottobre la benedizione, da parte del Rev.do Prev. Sac. Salvatore Alì, della lapide commemorativa del quattrocentenario della nascita dell’insigne Nicolosi, che sarà collocata nella Cappella di San Nanieno, nella Chiesa di Santa Maria dell’Alto, A Matrici, dove è conservato il grande dipinto su tela del Santo Martire Nanieno, come già ricordato donato dal Nicolosi alla Città nel 1659.
Agata Rizzo agata.rizzo@hotmail.it
Pubblicato sul “L’Alba”-Ottobre/Novembre 2010

 
Di Admin (del 09/05/2010 @ 15:16:32, in Eventi ed annunci, linkato 385 volte)

Il nove maggio la Repubblica Italiana celebra La Giornata della Memoria delle vittime del terrorismo e delle stragi

“… senza nulla togliere alla giustizia che deve trionfare perché sulle nostre bocche ci sia sempre il perdono e mai la vendetta, sempre la vita e mai la richiesta della morte degli altri” …

I Cristiani affidano all’Onnipotente
- le anime delle vittime
- il bisogno di Pietà di quanti usarono immotivata violenza per affermare le loro idee
- Il bisogno dell’espansione della cultura della condivisione, della corresponsabilità, del rispetto delle diversità culturali tra i credenti e i non credenti del nostro tempo.

Parrocchia Sacro Cuore-Paternò 10/5/ 2010-ore 18,30- Celebrazione S. Messa.

 
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